Il Giardino dell' Erba Voglio

 

L'erba Voglio: un esempio di proposte di educazione ambientale per bambini di scuola dell'infanzia proveniente da percorsi di cittadinanza attiva

 

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Tesi di Laurea in Scienze della Formazione Primaria

 

Candidata

Barbara Macagno

 

Relatore                                                                                       Correlatori

Prof. G. Matricardi  (1)                                                              Prof.ssa  N.Varani (1)                                                  

                                             Dott.  A. Barletta (2)                                                  

 

1  Universita' degli studi di Genova, dipartimento DISSGELL

2  Associazione Erba Voglio, socio fondatore

INDICE

 

 

 

Introduzione Lo scopo del lavoro                                                       

5

 

 

Capitolo 1 - La storia dell'Erba Voglio

 

 

 

               1.1 La storia dell' Erba Voglio                                          

8

               1.2 Gli ostacoli e le difficolta'                                          

17

               1.3 Il giardino attraverso le immagini                                     

22

               1.4 La partecipazione dei cittadini                                       

27

 

 

Capitolo 2 Cittadinanza attiva

 

 

 

              2.1  La cittadinanza attiva: nascita e tipi di organizzazioni              

32

              2.2 Le motivazioni che portano alla cittadinanza attiva e le modalit individuali e delle organizzazioni                                   

39

              2.3 La cittadinanza attiva per la tutela dei diritti                       

41

              2.4 Gli strumenti per l'attivazione e la partecipazione alle politiche pubbliche da parte della cittadinanza attiva

46

                  2.4.1 L'analisi civica                                                 

46

                      2.4.1.1 Le forme dell'analisi civica: l'informazione civica        

48

                          2.4.1.1.1 Le procedure dell'informazione civica                

49

                      2.4.1.2 Le forme dell'analisi civica: l'uso della informazione scientifica

52

                     2.4.1.3 Le forme dell'analisi civica: la valutazione delle politiche pubbliche                                               

54

                 2.4.2 Il management delle organizzazioni civiche: l'amministrazione, la direzione e la gestione                                     

55

                   2.4.2.1  Progettazione                                                

55

                   2.4.2.2 Implementazione                                               

56

                   2.4.2.3 Valutazione                                                   

57

                 2.4.3  Il management delle organizzazioni civiche: la gestione delle risorse umane, tecniche e finanziarie

58

                    2.4.3.1 Le risorse umane                                             

58

                    2.4.3.2 Le risorse finanziarie                                       

59

                    2.4.3.3  Le risorse tecniche                                         

60

                 2.4.4 Il management delle organizzazioni civiche: strategie operative e strumenti funzionali alla conoscenza degli attori sociali    

60

                   2.4.4.1 Il concetto di rete                                           

61

                   2.4.4.2 Il coinvolgimento delle persone                               

61

                   2.4.4.3 Le relazioni politiche                                        

62

                   2.4.4.4 La comunicazione                                               

62

                2.4.5 Il management delle organizzazioni civiche: la raccolta dei fondi

63

                   2.4.5.1 I fondi privati                                               

64

                   2.4.5.2 I fondi delle imprese                                          

64

                   2.4.5.3 I fondi pubblici                                              

65

 

 

Capitolo 3 - Le proposte dell' Erba Voglio

 

               

 

                3.1 Le proposte dell' Erba Voglio                                      

67

                3.2 La sabbiera                                                          

71

                3.3 La raccolta e la distribuzione della frutta                          

72

                3.4 Le attivita' di animazione                                            

75

                3.5 La piccola biblioteca e l'angolo della lettura                       

76

                3.6 Lo stagno                                                             

78

                3.7 Il sito internet                                                     

82

                3.8 Lavori con le scuole                                                 

85

                3.9 Progetto Giochinerba                                                  

85

                3.10 Percorsi didattici                                                  

90

 

 

Capitolo 4 L'Erba Voglio Discussione e considerazioni                           

 

               4.1 Discussioni e considerazioni

93

               4.2 L'importanza della natura                                             

101

               4.3 Uno spazio in cui ritrovarsi e scoprire                               

102

               4.4 Gli ospiti del giardino in numeri                                     

106

 

 

Ringraziamenti                                                                           

108

 

 

Bibliografia                                                                              

109

 

INTRODUZIONE

Lo scopo del lavoro

Alla base della crescente consapevolezza nei riguardi della necessita' di identificare nuovi modelli di sviluppo che siano compatibili con le risorse ambientali e con le leggi che ne regolano e ne limitano la disponibilita' naturale si trova il complesso di dichiarazioni che le diverse Nazioni mondiali hanno sottoscritto in occasione della Conferenza Mondiale sullo Stato dell'Ambiente tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992, ed in particolare quella parte che va sotto il nome di Agenda XXI.

I concetti fondamentali alla base della Agenda XXI sono:

-     la partecipazione e condivisione delle responsabilita', secondo la quale e' necessario rendere partecipe la cittadinanza alle scelte di politica

    ambientale;

-     l'integrazione, secondo la quale gli obiettivi di tutela ambientale vanno perseguiti come aspetti strutturali dello sviluppo economico;

-     la sussidiarieta', secondo la quale occorre delegare le decisioni di politica ambientale a livello amministrativo piu' basso al fine di renderle piu' vicine alle realta' locali.

Per dare attuazione a tali concetti il documento prevede allart.28, la possibilita' da parte degli Enti Territoriali di attivare un percorso di Agenda XXI Locale. In tale percorso non risulta importante tanto la presa di decisione riguardo ad un problema o ad una tematica che riguardi un bene comune alla collettivita', quanto se mai il processo che ha portato a definire la decisione, ovvero l'aver creato interesse per uno sviluppo umano sostenibile, aver coinvolto le attivita' economiche private cosi' come i diversi gruppi sociali, aver fatto crescere la consapevolezza ambientale e sociale rispetto alle tematiche dell'Agenda XXI.

E' fondamentale, inoltre, il coinvolgimento di tutti i gruppi principali di cui si compone la societa', essi infatti sono da considerarsi risorse sia perche' esprimono i bisogni a cui l' Ente Territorialee'chiamato a rispondere sia poiche' sono gli attori che dovranno portare avanti le decisioni prese, nella vita di tutti i giorni. Tali gruppi sono poi i portatori della cultura, delle conoscenze e delle esperienze locali, che sono considerate altrettanto importanti nel processo di stesura dell'Agenda XXI locale.

L'Italia ha sottoscritto il documento nel 1992.

            Da queste premesse, attraverso i vari trattati internazionali e nazionali che si sono succeduti, si e' giunti alla Carta di Fiuggi che sancisce i principi per una educazione ambientale orientata allo sviluppo sostenibile e consapevole, in cui si sottolinea l'impegno congiunto dei Ministeri Italiani della Pubblica Istruzione e dell'Ambiente a sviluppare nella popolazione (giovanile e non) il senso civico e di responsabilita' verso la res publica, a diffondere la cultura della partecipazione e della cura per la qualita' del proprio ambiente, creando anche un rapporto affettivo tra le persone, la comunita' ed il territorio.

            Tenendo presenti questi riferimenti, la mia tesi ha voluto esplorare un'esperienza locale di partecipazione della cittadinanza alla gestione dei beni ambientali che si e' sviluppata nel quartiere di S. Teodoro a Genova ed ha riguardato il recupero di una piccola area degradata, la sua trasformazione in area a verde pubblico e la sua gestione in affidamento ad opera di un gruppo di cittadini.

 Il lavoro si propone di portare ad esempio questa iniziativa, nata dall'azione dei cittadini e non da decisioni dell'Amministrazione Locale, che mette in primo piano l'importanza dell'educazione ambientale quale strumento rivolto a tutte le persone e soprattutto ai bambini, per lo sviluppo del senso civico e di partecipazione nei riguardi dei beni ambientali.

L'esperienza, nata da percorsi di cittadinanza attiva, pone in risalto l'importanza dell'azione dei cittadini quale strumento che permette loro di esprimere le reali esigenze di fronte ad una Amministrazione Locale che troppe volte ignora tali esigenze nella costruzione delle decisioni riguardo alla gestione di beni comuni. La principale esigenza che ha sostenuto l'intera esperienza era costituita dal bisogno di aree verdi protette, in cui i bambini e le loro famiglie potessero recuperare momenti di socialita' e svago o fossero messe in contatto con la natura, sempre piu' assente all'interno delle citta'. Oggi infatti sempre piu' forte e' il bisogno di ritrovare luoghi protetti a misura di bambino, a contatto con la natura, dove tutti possano vivere momenti di aggregazione e di continuita' scuola- famiglia.

La mia tesi esplora quindi la storia di questa esperienza, una delle prime nella citta' di Genova; ho cercato inoltre di identificare i principali riferimenti metodologici a cui si sono riferiti i soggetti protagonisti di questa esperienza in modo piu' o meno consapevole in quanto, all'epoca della creazione dell'area verde e del suo affidamento ad un gruppo di cittadini, scarse erano le esperienze cittadine e nazionali di riferimento per l'azione intrapresa nel quartiere di S. Teodoro. Infine ho analizzato le principali proposte e le azioni di educazione ambientale che sono realizzate nell'area sia per il pubblico generico (bambini ed adulti) sia per le scuole, con particolare riferimento a quelle dell'infanzia e primarie.

 

Capitolo 1

La storia dell'Erba Voglio

1.1  La storia dell'Erba Voglio

 

La storia dell'area a verde pubblico attrezzato, denominata Il giardino dell'Erba Voglio, ha inizio alla fine degli anni 80.

In generale il progetto di questo tipo di giardini, che parte dal concetto di cittadinanza attiva per affrontare il problema della gestione delle aree verdi pubbliche in una citta', e' una realta' che in Liguria si e' sviluppata piu' nella parte del Ponente che del Levante.

In particolare l'impostazione su cui e' realizzata questa area coniuga, grazie al lavoro e alla disponibilita' dei cittadini volontari a cui e' affidata e che la gestiscono, tre aspetti che sono legati alla scuola, al giardinaggio e all'ambiente.

L'area e' ubicata a Genova, in via Ferrara 114-114 A, ed e'un piccolo pezzo di terreno di circa 60 metri per 20. Quest'area urbana era destinata, dal piano regolatore, a diventare di pubblico servizio, ma, essendo rimasta inutilizzata per anni, si era trasformata in una discarica: all'interno di essa si potevano trovare rifiuti di varia natura e oggetti abbandonati in stato di degrado, ma veniva utilizzata ugualmente sia dai cittadini come luogo per le deiezioni dei cani sia dai bambini come area di gioco.

Come spesso accade a Genova, a causa di uno sviluppo della citta' che deve fare i conti con i ristretti spazi disponibili tra i monti ed il mare, sull'area in questione fu approvato un progetto per la costruzione di un parcheggio multipiano destinato ai privati; alcuni cittadini manifestarono la loro opposizione, organizzarono una raccolta di firme e presentarono al Comune un progetto alternativo che prevedeva la realizzazione di un'area di verde pubblico attrezzato.

Questo progetto, nato sotto la spinta generata dai bisogni di alcuni cittadini del quartiere e non per volere dell'Amministrazione Pubblica, fu approvato, pur con tempi molto lunghi, dal Comune di Genova.  Esso  prevedeva realizzazioni di aiuole, panchine, campi da bocce, la sistemazione di giochi per i bambini, etc.; insomma avrebbe dovuto essere un tipico piccolo giardino pubblico genovese recintato e chiuso da un cancello. Il Comune avrebbe fornito i materiali per la sistemazione dell'area e la consulenza per la realizzazione corretta dei lavori, mentre il gruppo di cittadini volontari si sarebbe occupato dell'attuazione del progetto.

Dopo l'approvazione del progetto i lavori iniziarono ma proseguirono molto a rilento, un po' per l'arrivo a singhiozzo del materiale di base necessario e fornito dagli uffici comunali, un po' per le difficolta' e le tensioni che si venivano a realizzare sia all'interno del gruppo di volontari al lavoro nel cantiere, sia fra essi e le stesse autorita' amministrative del Comune tanto a livello centrale che territoriale.

Come racconta Agostino Barletta, uno dei personaggi storici per il Giardino dell'Erba Voglio, Nonostante cio' i lavori arrivano a conclusione.  Ma a questo punto non si riesce a trovare nessuna associazione disposta a gestire l'area sostanzialmente per due ordini di motivi: esiste una baracca all'interno della stessa area, ma utilizzabile solo come deposito di attrezzi per mancanza dei servizi igienici e di energia elettrica.  Questo limite sarebbe gia sufficiente a scoraggiare tutte quelle associazioni che sono solite gestire piccole attivita' di ristoro in queste aree.  Inoltre le forti tensioni verificatesi durante la lunga attivita' di esecuzione dei lavori sono ancora un ricordo troppo fresco nel quartiere e contribuiscono a dissuadere anche chi potrebbe avere le migliori intenzioni (Barletta, 2000).

Nel maggio 1996 vennero comunque conclusi i lavori e avvenne la consegna formale delle chiavi, da parte del Capocantiere (uno dei cittadini volontari), al Servizio Patrimonio del Comune di Genova.

Sotto la responsabilita' del Capocantiere, per, qualche mese prima della consegna formale delle chiavi al Comune, il giardino era gia' stato ufficiosamente aperto al pubblico.

Il Servizio Patrimonio del comune di Genova, dopo la consegna delle chiavi, invito' i volontari a non accedere piu' all'area; inoltre venne detto loro che il Servizio avrebbe provveduto entro una settimana a sostituire i lucchetti del cancello e della baracca degli attrezzi per la successiva apertura al pubblico, cosa che non fu fatta ne' nella settimana stabilita ne' nei mesi a seguire.

Nel periodo successivo, vista la situazione di stallo in cui si trovava la vicenda, alcuni volontari si sentirono in dovere di trasgredire il divieto per poter curare e annaffiare le oltre 100 specie botaniche che, in gran parte offerte gratuitamente da cittadini del quartiere, erano state impiantate nell'area; esse erano infatti allo stadio giovanile e non avrebbero superato il periodo estivo alle porte senza un'annaffiatura regolare. Data la mancanza di allacciamento alla rete idrica, le piante venivano annaffiate utilizzando un normale tubo in gomma per giardini allacciato al rubinetto di una delle abitazioni private adiacenti all'area stessa.

Il rischio di vedere svanire i risultati di anni di lavoro e di fatica fu il principale stimolo, sul finire del periodo estivo, per la costituzione dell'associazione Erba Voglio, formata da alcuni cittadini del quartiere, e della sua regolare registrazione all'Intendenza di Finanza e l'adesione all'ARCI. Una delle finalita'  era costituita dall'urgenza di costruire una mediazione fra i  volontari e l'Amministrazione Comunale. Quest'ultima, attraverso la struttura territoriale della Circoscrizione, tra il Settembre 1996 e l'inizio dell'estate 1997,  procedette alla valutazione di una proposta di Convenzione per la gestione dell'area da parte della stessa Associazione; tale proposta sarebbe stata concordata e poi firmata nella primavera del 1997, negli uffici comunali, e prevedeva l'impegno da parte dell'Associazione a gestire l'apertura, la chiusura, la pulizia e la manutenzione dell'area.

Riporto di seguito il testo della convenzione, che consta di otto articoli:

 

art. 1 (oggetto)

Oggetto della presente Convenzione la collaborazione tra il Consiglio di Circoscrizione di San Teodoro e l'Associazione L'Erba Voglio per l'apertura e la chiusura e la manutenzione del giardino sito tra i civv. 114 e 114 A di Via Ferrara al fine di garantire la fruibilita' da parte della cittadinanza.

art. 2 (attivit)

L'Associazione Erba Voglio si impegna:

a)     all'apertura e chiusura al pubblico dell'area negli orari meglio visti tenendo, ove possibile, all'uniformita' con gli orari previsti per le altre aree verdi comunali;

b)     alla pulizia e custodia dell'area;

c)      alla cura del verde.

art. 3 (modalita' di funzionamento)

Al fine di rendere fattiva la collaborazione della citata Associazione, il Consiglio di Circoscrizione di San Teodoro si obbliga a:

a)     fornire tramite il Settore Gestione del verde della Direzione Ambiente e Qualita urbana e seconda la disponibilita' dello stesso Settore, il materiale di consumo (terriccio, concime) e quant'altro occorrente alla manutenzione del  verde (fitofarmaci, trattamenti, attrezzi semplici, ecc) con esclusione di macchine;

b)     concedere l'uso del manufatto insistente sull'area per la custodia degli attrezzi e del materiale di consumo occorrente;

c)      fare intervenire i tecnici del Settore Gestione verde ogni qual volta venga ritenuto necessario per la corretta conduzione dell'area verde, ed in ogni caso, almeno due volte l'anno;

d)     a fornire l'acqua necessaria al mantenimento del verde.

art. 4 (modalita' di verifica)

L'Associazione Erba voglio si impegna a:

a)     non modificare senza previo assenso del Settore Gestione del Verde la composizione per quantita' e qualita' delle specie vegetali arboree, arbustive ed erbacee impiantate;

b)     richiedere l'intervento dei tecnici del Settore Gestione del Verde la verifica sullo stato di manutenzione del verde almeno 2 volte l'anno e comunque consentire la verifica ogni volta lo stesso Settore lo ritenga necessario.

art. 5 (costi e modalita' di pagamento)

Il Consiglio di Circoscrizione di San Teodoro si impegna a rimborsare alla Associazione Erba Voglio le spese sostenute per la manutenzione e cura del giardino (bollette dell'acqua, assicurazione dei soci, ecc.) dietro preventiva autorizzazione e successiva presentazione note spesa.

art. 6 (durata)

La presente convenzione avra' durata di anni sei (6).

art. 7 (inadempienza e risoluzione)

La presente si intende risolta in caso di scadenza contrattuale, modifica delle finalita' dello Statuto dellaAssociazione e per inadempienze gravi della Stessa. In caso di recesso da parte dell' Associazione dovr esserne data comunicazione al C.d.C. con preavviso non inferiore a tre mesi.

art. 8 (spese)

La spese di registrazione della Convenzione sono a carico dell'Associazione Erba Voglio. La presente Convenzione viene redatta in duplice copia originale da rimanere in possesso delle parti e verra' registrata solo in caso d'uso.[1]

 

L'apertura del giardino, tutt'oggi denominato Erba Voglio e mancante di un toponimo ufficiale, avvenne nell' estate del 1997: fu un'inaugurazione senza pubblicit ne' cerimonia in quanto nessun soggetto politico poteva dirsi responsabile della proposta e della successiva realizzazione, mentre i volontari non si sentivano di organizzare una manifestazione perche' gie' troppo indaffarati a far funzionare il giardino.

Nel tempo che separa il 1997 da oggi, l Erba Voglio e' cresciuta: l'Associazione, spinta dalla sensibilita' di alcuni soci e dalle necessita' espresse dal quartiere nei riguardi delle possibili utilizzazioni dell'area a verde pubblico, ha progettato numerose attivita' collaterali a quelle previste dalla Convenzione con il Comune, con finalita' principalmente informativo - educative.

E di nuovo Barletta a sottolineare che nel 1998 si e' realizzato un significativo salto di qualita' con l'ottenimento da parte dell'ARCI di un obiettore di coscienza, su presentazione di un progetto finalizzato, che prevedeva, oltre alle attivita' di routine (apertura, sorveglianza, pulizia e manutenzione ordinaria), anche attivita' di collaborazione con le scuole di quartiere e di organizzazione del tempo libero (Barletta, 2000).

Il primo obiettore di coscienza, che svolse il servizio nel giardino, era un  laureato in Scienze della Natura, che aveva sostenuto la sua tesi in Lichenologia, e quindi la competenza naturalistica del soggetto, il cui impegno come obiettore di coscienza lo rendeva presente nel giardino con orari costanti, permise un maggior coinvolgimento nel lavoro con le scuole.

L'ultima volontaria che ha prestato servizio civile nell'area in questi anni, invece, ha sviluppato attivita' legate al piano pedagogico quali: giochi all'aperto, dove l'adulto cominciava le attivita' e poi lasciava ai bambini la loro gestione svolgendo un ruolo di tutoraggio; l'angolo della lettura, durante il quale i bambini, seduti in circolo sul prato, potevano ascoltare le storie che venivano lette dall'adulto; lattivita' del passa libro in cui i libri che l'Associazione aveva raccolto nel frattempo su vari argomenti venivano prestati ai bambini e anche agli adulti.

Racconta Barletta: La collaborazione con le scuole e' stata un ulteriore stimolo per portare a compimento nel corso dei successivi anni scolastici, alcune iniziative di carattere educativo informativo: censimento completo di tutte le essenze presenti nel giardino, con relativa affissione di cartellini di riconoscimento; stampa di uno schedario illustrativo (con foto e notizie divulgative) delle oltre 150 specie di flora e fauna dell'area: lo schedario e' stato riprodotto in 15 esemplari distribuiti nelle scuole di quartiere (una copia a ciascun plesso, consegnata all'insegnante di riferimento); organizzazione di visite didattiche guidate nell'area per le scuole di quartiere, finalizzate all'osservazione naturalistica delle diverse fasi stagionali della vegetazione; realizzazione di un sito Web in cui e' stato pubblicato per intero lo schedario botanico, oltre alla cronaca delle diverse iniziative dell' Erba Voglio ed una breve storia dell'area.  Il sito intende diventare per il futuro un punto di riferimento per le scuole del quartiere che intendono visitare in modo virtuale il giardino; partecipazione (in collaborazione con il Circolo Segnali di Fumo) al concorso Bambini protagonisti in citta' con il progetto Giochinerba che risultato vincitore ed ha permesso la collaborazione, nel corso della.s. 1999/2000, con tre scuole elementari del quartiere (Barletta, 2000).

                   

Fig. 1.1.1 La costruzione di un nido artificiale                 Fig. 1.1.2 Nido  artificiale sull'albero                 

Con i bambini e i ragazzi delle scuole, inoltre, sono stati costruiti alcuni nidi artificiali sulle piante; si e' realizzata la raccolta delle olive e con la possibilita' di visitare un frantoio per conoscere il ciclo della produzione dell'olio, e la raccolta dei frutti di altre piante del Giardino.  Si sono realizzati, poi, alcuni giochi come la pista per le grette, i pampani, il gioco del cerchio, la dama e gli scacchi, che fanno parte dei giochi tradizionali della memoria ligure e che venivano proposti in vari momenti di animazione.

Quindi, il Giardino risulta oggi essere uno spazio polivalente con disponibilita' per attivita' per le scuole, dal nido alle scuole secondarie di I grado, e come luogo per attivita' dei centri estivi; con il passare del tempo si sono anche sviluppate iniziative spontanee, segno dello sviluppo di partecipazione attiva alla gestione (diretta e indiretta) dell'area da parte dei privati cittadini e di aziende artigianali del quartiere, come le offerte di giochi di vario genere: un'altalena per i piccoli, due casette per giardino e dei tricicli, di un sistema di illuminazione per l'albero di Natale, di un gazebo, di un frigorifero, etc.

Una iniziativa proposta dagli ospiti che si e' andata intensificando, e che occupa gran parte dei fine settimana a partire dall'inizio di Aprile fino a fine Settembre, il festeggiamento, nel giardino, dei compleanni dei bambini.

Inoltre, dall'anno 2002 il giardino accoglie ogni lunedi' mattina, fino alle ore 14,00, gli aderenti all'associazione ANFASS, che si occupa dell'inserimento lavorativo o paralavorativo dei ragazzi disabili dopo i 15 anni. Questa e' una delle esperienze che potrebbe essere estesa anche ad altre Associazioni, ma purtroppo manca da parte del Comune la necessaria opera di coordinazione: questa mancanza da parte dell'Amministrazione e'una delle tante difficolta' che tuttora rendono difficile la realizzazione e la gestione dell'area da parte del gruppo di volontari riuniti nell'Associazione Erba Voglio.

Grazie ad un funzionamento regolare del Giardino ed alla attiva partecipazione di volontari e di altri soggetti via via coinvolti a diverso titolo, gli ospiti, dall'apertura ad oggi, sono decisamente aumentati: attualmente si stima che l'area sia visitata da un numero di persone che si aggira intorno a 200 soggetti al giorno.

Nel 2000 e' stato fatto un primo studio per comprendere meglio la tipologia degli ospiti che frequentavano l' area e si e' potuto osservare che il Giardino era particolarmente gradito ai nuclei familiari con bambini piccoli: all'epoca sono stati censiti 150 nuclei per un totale di 551 ospiti di cui 151 bambini al di sotto dei 5 anni.  Anche il numero dei soci dell'Associazione Erba Voglio in questi anni aumentato: si passati, infatti, dai 32 iniziali (anno 1997) ai 90 presenti nell'anno 2000 (Barletta, 2000).

L'aumento dei soci e della partecipazione attiva da parte degli ospiti del giardino, ha permesso l'investimento di un numero crescente di risorse per le spese di manutenzione straordinaria dell'area (che si ricorderanno essere a carico dell'Associazione sulla base della Convenzione stipulata col Comune di Genova) e per alcune realizzazioni di particolare interesse, tra le quali una grande sabbiera, la posa di pannelli traforati per la difesa delle parti piu' delicate del manto erboso e la realizzazione di un piccolo stagno.

La sabbiera ha le dimensioni di 14 metri per 3 metri ed e' stata collocata al posto di un campo da bocce che era stato realizzato fin dalla prima apertura dell'area ma risultava spesso inutilizzato; fu creata al fine di agevolare il tipo di utenza che, come rilevato nel censimento gia'citato, appariva formata per la maggior parte da bambini di eta' compresa tra 0 e 5 anni. In realta' la sua nascita e il luogo nel quale ora presente non erano stati pianificati in fase di progettazione: al termine dei lavori di sistemazione dell'area risultava eccedente un quantitativo di sabbia perche' fornito, per errore, due volte.  Dopo essere stato fatto presente dai volontari agli uffici competenti, nessun addetto si e' presentato per recuperare il materiale in eccesso; dato che la sabbia era stata ammucchiata al centro del giardino e risultava ingombrante, gli associati avevano deciso di spostarla in un luogo in cui non fosse di intralcio, e il campo da bocce inutilizzato era risultato il posto migliore.  Con il passare del tempo i bambini cominciarono a giocare con essa, per questo venne spianata e il campo recintato in modo che potesse essere utilizzata in modo consono e soprattutto in modo che fosse preservata l'igiene del posto.

Nell'area stato anche realizzato uno stagno artificiale dove si possono osservare sia la flora che la fauna dei laghetti e dei torrenti liguri; esso, infatti, presenta le tipiche caratteristiche di una nicchia ecologica di acqua semi-stagnante  dell'entroterra ligure o della prima collina piemontese. Il laghetto stato realizzato, grazie alla collaborazione e alla partecipazione di tutti i volontari e dei vari collaboratori dell'Associazione, quando il giardino era gia' aperto al pubblico. Il suo fondo e' stato costruito scavando una buca nel terreno e rivestendone le superfici con un telo di plastica appositamente prodotto per la realizzazione di piccoli invasi d'acqua e ricoprendo il tutto con sabbia con la funzione di fondale naturale. L'acqua presente e'stata prelevata dal fiume Borbera in modo da permettere l'immediata collocazione di elementi viventi nel laghetto (l'acqua distribuita dalla rete idrica cittadina presenta, naturalmente, delle caratteristiche poco adatte alla sopravvivenza di piccoli insetti, pesci o altri esseri viventi) e vi sono state collocate anche piccole rocce e pietre provenienti dai torrenti liguri per ricreare gli ambienti di anfratto caratteristici degli habitat lacustri naturali e molto utili per la fauna e la flora.

 

1.2 Gli ostacoli e le difficolta'

Come e' facile immaginare, per la realizzazione del Giardino dell'Erba Voglio sono stati affrontati dai soci grandi difficolta' e numerosi problemi, ancora adesso non del tutto risolti.

Le difficolta' legate alla gestione dell'area sorgono sia con lente pubblico (il Comune di Genova, attraverso la sua delegazione territoriale) che con gli ospiti: da una parte, infatti, i divieti imposti dalla Convenzione di affidamento dell'area e derivanti dalle varie regole civiche, i problemi legati alla manutenzione, al recupero o al rifacimento di opere gia compiute, come ad esempio la gettata di cemento antistante il deposito attrezzi, rendono complessa la gestione della struttura da parte di soggetti volontari; dall'altra, le spiegazioni che si rendono necessarie per far comprendere al pubblico che frequenta l'area proprio i divieti  e le norme di utilizzo e, piu' in generale, la comunicazione verso gli ospiti, uniti alla mancanza di servizi igienici (causata dai costi di realizzazione troppo alti per le possibilita' economiche di un'area cosa' piccola), non sono situazioni facili da gestire per il gruppo di soci dell'Associazione che, tra l'altro, non rivestono alcun ruolo istituzionale nei riguardi del pubblico ospite nel Giardino.

Per alcuni di questi ostacoli si sono gia' trovate delle soluzioni grazie all'inventiva dei volontari ed alla collaborazione di altri soggetti, per altri sono state proposte alcune ipotesi risolutive; in particolare, uno dei principali problemi la mancanza di servizi igienici: l'Associazione ha gia' proposto un progetto, ancora da realizzare, di wc prefabbricati cercando di ottenere la collaborazione della Fondazione Banca Carige, ma, come si e' gia' detto, i tempi burocratici non hanno ancora permesso di vedere realizzata l'installazione. Altro problema che si e' presentato riguardava il rifacimento della gettata in cemento che pavimenta l'area, in particolare nella zona antistante la baracca degli attrezzi; questa opera, che si e' resa necessaria per usura della precedente gettata, e' stata realizzata attraverso uno stage lavorativo, dopo che i volontari hanno interessato la Scuola Edile Genovese che ha messo a disposizione i suoi studenti.

Altri problemi affliggono il Giardino dell'Erba Voglio: essendo infatti un'area comunale aperta al pubblico, le opere di manutenzione del verde, soprattutto per quanto riguarda la potatura o l'abbattimento di alberi, sono vincolate al consenso e ai tempi di realizzazione dei lavori dell'organo preposto (in questo caso la Soc. ASTER, incaricata dal Comune di Genova dell'esecuzione di tali lavori).

Ma gli ostacoli, come ricorda il signor Barletta, che oltre ad essere uno dei volontari nonche' socio fondatore anche legale rappresentante dell'Associazione Erba Voglio, non sono rappresentati solo da quelli che possono essere considerati i nemici esterni (regole, disservizi, mancanza di risorse, incomprensioni con enti e uffici ecc.), ma anche dalle idee e dalle opinioni divergenti, a volte contrastanti, che emergono all'interno del gruppo di volontari.

Inizialmente, infatti, la lotta per la realizzazione di uno spazio ad uso dei cittadini teneva uniti i membri sulla base di una comune richiesta di assolvimento di un bisogno, pero', il passare del tempo e l'accumularsi di ostacoli di varia natura, che hanno rallentato o impedito la realizzazione di idee e proposte di miglioramento dell'area, ed i contrasti tra le opinioni dei vari soci riguardo alla gestione dei problemi che man mano diventano piu concreti, minavano l'unita' del gruppo.

Si e' quindi compreso quanto fosse importante che le informazioni su idee, problemi, necessita', soluzioni possibili, richieste ecc. circolassero in modo continuo e capillare fra tutti i volontari e fossero anche esposte ai cittadini ospiti dell'area, in modo che la partecipazione e l'interesse di tutti restasse sempre vivo.

Uno dei momenti piu' delicati, in questo contesto, si e' presentato quando, terminati i lavori di realizzazione che impegnarono molto gli stessi volontari, si dovette passare alla definizione della gestione di routine dell'area; questo il momento in cui sono sorti diversi ordini di problemi quali: l'identificazione del soggetto a cui assegnare la responsabilita' della gestione dell'area, la stesura del progetto di gestione e, in particolare, l'emergere della dialettica politica. Infatti, il passaggio della gestione dell'area dal Comune a quello che all'epoca era solo un comitato di volontari che si erano impegnati nel progetto e che avevano seguito i lavori di sistemazione non e' stato ne' scontato ne' tanto meno automatico perche', per il Comune di Genova, sia la prassi seguita fino ad allora dalle Circoscrizioni sia la normativa comunale generale prevedevano di indire un qualche tipo di gara d'appalto che mettesse a confronto alcune delle caratteristiche dei vari soggetti che si fossero detti disponibili alla gestione dell'area, ad esempio la continuita' nel servizio, l'affidabilita' del personale, etc.

Da questo punto di vista, spesso la vitalita' dei Comitati sembra attenuarsi di fronte a due passaggi obbligati: la necessita' di passare da un atteggiamento di accesa dialettica verso le Istituzioni ad un atteggiamento di collaborazione, indispensabile per poter gestire la routine quotidiana e il timore a trasformarsi da Comitato ad Associazione, con tutti i relativi vantaggi che cio' comporterebbe (Barletta, 2003, p. 2).

Inoltre, in quel frangente, i volontari andarono incontro ad ulteriori difficolta' legate alla progettazione della gestione degli spazi pubblici: per le norme comunali vigenti questi ultimi, infatti, possono essere gestiti in diversi modi, le tipologie sono varie e vanno da quelle che tendono ad attivare servizi e spazi separati tra soci e cittadini, finendo per arricchire maggiormente i primi, a quelle che cercano di realizzare attivita' destinate a tutti gli utenti. Bisogna quindi adottare le soluzioni di gestione che si ritengono piu' equilibrate, trovare per questo equilibrio tra le diverse vedute dei vari soggetti coinvolti (nel caso i volontari del Comitato) puo' essere motivo di contesa.

E' poi sempre presente l'ombra del'lideologia politica: tante volte, anche nel caso di piccole realta' o di progetti di dimensioni locali, si puo' presentare il caso che la sistemazione di un gioco o una struttura in una posizione piuttosto che in un'altra possa essere interpretata come una scelta fatta per seguire o avversare una certa ideologia politica. In realta', ci di cui si deve tener conto in questi frangenti solo l'utilizzo che ne faranno gli utenti, in questo caso i bambini ospiti del giardino.

La realizzazione di una vera e propria Associazione, al posto del piu' semplice Comitato, permette di avere uno Statuto proprio e quindi delle regole interne che determinano il funzionamento della stessa Associazione, ma si deve tenere conto anche di alcune caratteristiche perche il gruppo, costituito primariamente in Comitato, si possa trasformare in Associazione senza denaturarsi e perdere la propria unita'.  Nel caso dell' Associazione Erba Voglio, al momento della trasformazione da Comitato i soci ritennero molto piu' rilevante non tanto la numerosita' dei componenti quanto le loro caratteristiche personali, quali ad esempio la capacita' di collaborazione con gli altri e la capacita' di attenuare le controversie.

Queste scelte, naturalmente, non costituiscono un modello applicabile genericamente e non rendono semplice il passaggio da una all'altra forma organizzativa del gruppo, ma, tenendo conto delle variabili che al momento giocavano sui cittadini riuniti attorno al progetto di affidamento dell'area verde, di cui le principali sono state esposte piu' sopra, si sono dimostrate decisamente positive per la coesione del gruppo; in particolare, si e'dimostrata particolarmente positiva per la futura Associazione Erba Voglio la decisione che i diversi componenti, che fanno gia' parte del gruppo vengano consultati e possano esprimere i loro pareri per quanto riguarda la valutazione delle domande di adesione di cittadini che desiderano entrare a far parte dell'Associazione.

Cercando quindi di trarre qualche considerazione dalla storia del Giardino dell'Erba Voglio, appare innanzitutto abbastanza chiaro che alla base della realizzazione di un simile progetto, della gestione in affidamento di uno spazio a verde pubblico e del mantenimento dell'area e' fondamentale attivare la partecipazione, partecipazione intesa non solo nei riguardi dei volontari e dei soci ma anche dei cittadini fruitori del servizio offerto. La partecipazione attiva e continuativa non e' pero' possibile per ogni persona, ciascuno deve fare i conti con i propri impegni professionali o personali; quindi utile tenere conto che ci sono diversi livelli in cui i cittadini e i volontari stessi possono partecipare all'attivita' di volontariato.

Per quanto riguarda l'esperienza de Il giardino dell'Erba Voglio si e' visto come anche la collaborazione saltuaria puo' essere utile per agevolare e soddisfare alcune esigenze: certi ospiti, infatti, non potendo essere disponibili per un attivita' a tempo pieno, mantengono comunque una certa liberta' per una collaborazione saltuaria; naturalmente, non e' sempre facile trovare i modi adatti per attivare questo tipo di collaborazione ma la volonta' di vedere soddisfatto un bisogno fondamentale della cittadinanza, quale quello di godere dei benefici di uno spazio verde che prima non esisteva nel quartiere (volonta' che ha caratterizzato l'intera storia del Giardino), quasi sempre permette di trovare una soluzione ai problemi, specie a quelli che riguardano la conduzione del gruppo di volontari.

Come sottolinea il signor Barletta, nella loro esperienza i soci hanno impiegato un po' di tempo per capire che alcune attivita', come quelle di routine, potevano essere svolte dagli ospiti non soci dell'Associazione e che, cosi' facendo, si rendeva evidente come l'impegno di ciascuno potesse contribuire ad appianare alcuni piccoli problemi di gestione. Ad esempio, con l'affissione di un cartello esplicativo esposto in bacheca e ben visibile per tutti gli ospiti del Giardino, si e' provato ad informare che venivano lasciati alcuni attrezzi a disposizione del pubblico per permettere la pulizia dell'area, e si segnalava la necessita' (per il ben vivere di tutti) del riordino dei giochi e della sabbiera prima della chiusura serale. Con sorpresa e soddisfazione si e' notato che, dal momento dell'affissione del cartello, queste attivita' sono state effettivamente svolte da ospiti differenti e, come hanno sottolineato diversi volontari, spesso da persone ad essi sconosciute.

Rientra nel discorso della motivazione e della partecipazione il pagamento della quota associativa: alla quota di iscrizione ad una Associazione possono essere attribuiti significati differenti ma nell'esperienza dell'Erba Voglio questo gesto ha assunto il significato di contributo ispirato principalmente a motivazioni etiche, finalizzato a ripagare un servizio ottenuto in anticipo in quanto cittadino ospite e non in quanto soci dell'Associazione (Barletta, 2003, p. 5), cio' perche' i servizi forniti agli ospiti del Giardino sono completamente gratuiti e non sono previste facilitazioni per i soci.

A convalidare i principi con i quali l'area viene gestita, anche gli oggetti (piante, giochi, attrezzi, ecc.), e piu' in generale il materiale che viene donato a diverso titolo da visitatori e da altri soggetti, vengono considerati una forma di partecipazione attiva per condividere spazi e tempi in modo comunitario. Questo tipo di partecipazione si e' sviluppato a partire dal periodo in cui l'area era ancora un cantiere aperto e le specie botaniche che servivano a popolarla e a renderla piu' gradevole mancavano a causa delle scarse risorse che il Comune era in grado di destinare alla realizzazione del Giardino. Molte persone ritengono il gesto del dono di un oggetto o di materiali un piccolo simbolo di partecipazione, tanto che questi gesti da parte dei cittadini del quartiere proseguono ancora oggi a distanza di 6 anni dall'apertura al pubblico.  Ormai l'area e' satura di specie botaniche, ma i cittadini continuano a offrirle, anche sapendo che molte di queste piante saranno donate ad altri giardini. Le donazioni, come gia' citato, non si sono limitate alle specie botaniche ma anche ai giochi, e nel tempo sono diventate cosi' massicce che l'Associazione provvede a distribuirne a Nidi, Scuole dell'Infanzia, Centri Riabilitativi, etc.

 

1.3 Il giardino attraverso le immagini[2]

Riporto qui di seguito alcune delle immagini piu' significative che riassumono la storia del Giardino dell'Erba Voglio, in ordine cronologico.

Fig. 1.3.1  L'area  in questione, cosi' come si presentava prima della sua sistemazione

Fig. 1.3.2 Manifestazione di cittadini per richiedere la realizzazione dell'area di verde attrezzato

Fig. 1.3.3 Immagine dell'area con la baracca degli attrezzi  prima dell'inizio dei lavori di sistemazione

Fig. 1.3.3 L'area a inizio lavori

Fig. 1.3.4  L'area durante i lavori

 

Fig. 1.3.5  L'area a lavori ultimati

Fig. 1.3.6  Il giardino oggi

Fig. 1.3.7  Particolare dello stagno

Fig. 1.3.8 Particolare della sabbiera

Fig. 1.3.9 Particolare del deposito attrezzi e dell'aiuola delle piante aromatiche

1.4 La partecipazione dei cittadini

Ogni progetto riguardante un'area verde dovrebbe avere una propria caratterizzazione che soggetta a tre variabili: le particolarita' ambientali del territorio, i bisogni espressi e non espressi dei residenti e le preferenze o aspirazioni dei collaboratori volontari.

Per quanto riguarda le particolarita' ambientali, la citta' di Genova presenta una situazione ambientale molto diversificata, sviluppandosi su terreno pianeggiante e sulle pendici delle colline immediatamente retrostanti alla fascia costiera; cio' comporta la grande diversificazione delle caratteristiche dei diversi luoghi della citta', con la conseguenza che per ogni area vi siano spesso elementi ambientali particolari che e' necessario innanzitutto riconoscere e quindi valorizzare.

Naturalmente, le priorita' dei residenti e le preferenze dei volontari sono due variabili che si intrecciano: non sempre detto che le priorita' piu' pressanti e urgenti dei cittadini residenti nel quartiere siano corrispondenti, e quindi siano rappresentate, dalle motivazioni che spingono il lavoro dei volontari; quindi e' necessario che questi ultimi sappiano cogliere senza pregiudizi le necessita' espresse tramite le opinioni e i comportamenti dei cittadini, il che per non esclude che i volontari stessi possano realizzare anche le proprie idee e le proprie aspirazioni rivolte al bene comune. Proprio per evitare di privilegiare le preferenze personali i volontari dell'Erba Voglio si sono attenuti a una discriminante che permettesse di evitare conflitti tra le diverse proposte di gestione o di sistemazione del Giardino: considerare tra gli obiettivi principali la finalita' dell'intero progetto, cioe' la natura dell'area come giardino pubblico.

Inoltre alla base dei principi che muovono l'operare di questi volontari c'e' l'impegno nell'incentivare la partecipazione dei cittadini, ribaltando la diffusa concezione che la proprieta' pubblica e'  una proprieta' estranea al singolo cittadino che ne fruisce e che il cittadino non e' responsabile del suo mantenimento n dei danni ad essa provocati; Barletta sottolinea infatti che nel sentire del cittadino medio italiano le proprieta' pubbliche sono considerate come proprieta' estranee per le quali non si e' responsabili, ne' per danni provocati da se' stessi, ne' tanto meno da parte di altri cittadini. Abbiamo considerato tra i principi del nostro operare l'obiettivo di rovesciare questo atteggiamento in quello opposto che puo' essere sintetizzato nel seguente assunto: questo spazio pubblico e' di tutti noi in quanto cittadini che paghiamo regolarmente le tasse. Crediamo che lo stesso volontariato di una piccola minoranza puo' funzionare soltanto sul piu' vasto consenso di gran parte dei cittadini che sentono di essere comproprietari del bene pubblico di cui usufruiscono. Ma, al di la' di facili teorizzazioni, nell'intervento quotidiano e' necessario tendere verso un atteggiamento pragmatico che punti prevalentemente nel rinforzo e nella valorizzazione dei comportamenti positivi evitando l'eccesso di censura di quelli negativi (Barletta, 2003, p. 4).

Per attivare questo senso di valorizzazione e di partecipazione nei cittadini, i volontari hanno:

- pensato di utilizzare alcuni strumenti quali la fornitura di un servizio serio e puntuale per le attivita' di routine, un orario di apertura e chiusura regolare, la manutenzione ordinaria e la pulizia continuative ed efficienti.

- proposto alcuni piccoli servizi aggiuntivi gratuiti come la classificazione con etichettatura delle specie botaniche o la distribuzione dei frutti che vengono prodotti dalle piante presenti nell'area, o ancora nell'esposizione di schede, nella bacheca informativa, in cui si possono trovare notizie sulle specie fiorite nel mese, e la possibilita' di consultare lo schedario botanico, corredato di foto, che descrive nei particolari le specie presenti nell'area.

- incentivato l'attenzione, l'ascolto e la mediazione delle proposte provenienti dagli ospiti, per migliorare il giardino o per riutilizzare alcuni spazi, per accogliere cio' che concretamente e' realizzabile senza danneggiare le finalita' principali dell'area.

Nelle parole di Barletta si ritrova tutto questo: La forte caratterizzazione dell'area per rispondere meglio alle esigenze dei bambini della fascia di eta' 0 6 anni non e' partita dai responsabili dell'Associazione ma e' stata stimolata fortemente dalla scelta degli ospiti che hanno da subito frequentato numerosi l'area con bambini piccoli: questa linea di tendenza ha avuto una precisa conferma con la somministrazione di un questionario agli ospiti da cui emerso il rapporto 1:1 tra numero di nuclei frequentanti il giardino e numero di bambini della fascia 0 6.

La stessa attivita' di festeggiamento dei compleanni e' nata spontaneamente dagli ospiti ed ha sollecitato l'Associazione a dotare l'area di tavoli supplementari, di un frigorifero, di un turno degli stessi compleanni esposto in bacheca, ecc. (Barletta, 2003, pp. 4-5).

I volontari hanno inoltre utilizzato come strumento, non meno importante degli altri, la fiducia verso gli ospiti. Alla base dell'atteggiamento partecipativo ci deve essere la fiducia reciproca: sovente, nel periodo estivo, i volontari dell'area hanno lasciato piu' volte, al momento della chiusura, il lucchetto del cancello aperto, delegando agli ospiti che si stavano attardando a godersi il primo fresco della sera, la chiusura stessa.  Altre volte e' capitato anche che, stabilendo regole precise, si permesso che piccoli gruppi di famiglie utilizzassero l'area anche dopo l'orario di chiusura, sotto la loro piena responsabilita'.

Questi strumenti, attivati per rinforzare il senso di partecipazione della cittadinanza su differenti livelli, e le attivita' che si realizzano nel Giardino hanno altresi' permesso di rinforzare la socializzazione a livello di quartiere; e' noto, infatti, che ogni volta che in un luogo si realizzano opportunita' di aggregazione e occasioni di interscambio, si puo' assistere all'effetto che ne deriva. Anche nel caso de Il giardino dell'Erba Voglio, attraverso occasioni di interscambio sociale continuativo, si sono verificati alcuni effetti socializzanti che il signor Barletta e i soci volontari hanno osservato e che hanno provato a descrivere.  Osservando come nel tempo sono cambiati i comportamenti degli ospiti essi sono giunti a definire l'area come la piazzetta di quartiere: molte famiglie hanno cominciato a frequentare l'area con frequenza regolare e quasi giornaliera, cio' ha permesso la costituzione di gruppi informali basati su differenti livelli di confidenza: dalla semplice conoscenza fino a stringere rapporti di amicizia.

Nel tempo, poi, si e' rivelato anche l'aspetto della collaborazione e della fiducia reciproca che ha permesso non solo di gestire in modo civile i conflitti che nascono naturalmente dalla convivenza ravvicinata in uno spazio ristretto, ma anche di affidare, ad esempio, l'assistenza temporanea dei propri figli per piccole commissioni fino a interscambi piu' profondi.

Il festeggiamento dei compleanni e' l'attivita' piu' spontanea e significativa che ha allargato la fascia degli ospiti del giardino anche a parenti ed amici che risiedono in  altri quartieri. L'aspetto piu' sorprendente e, in qualche maniera innovativo di questa iniziativa, e' costituito dallo svanire dei confini tra ospiti invitati e non invitati alla festa: in queste occasioni infatti una fetta di torta viene offerta anche a chi non fa parte delle persone invitate, soprattutto se sono bambini.

Capita poi che nei mesi estivi piccoli gruppi di famiglie richiedano il permesso di organizzare nel giardino piccole feste fuori orario di apertura.  Per rispondere positivamente a questa richiesta, l'Associazione ha dovuto porre precise regole in modo da evitare rischi agli ospiti e all'area stessa, ma nonostante cio', si tratta di proposte che permettono la socializzazione di quartiere al di la' delle tradizionali classificazioni quali membri o soci di circoli, associazioni, partiti, ecc.

A fronte dell'impegno profuso dai volontari vi e' stata una risposta positiva da parte degli ospiti: questi infatti, resi responsabili dal senso di partecipazione e condivisione, e sentendo come un bene personale le strutture del giardino, ne hanno il pieno rispetto anche se non sollecitati o controllati.

La nascita di piccole aree come questa puo' essere fonte di tante ed importanti iniziative e attivita' utili, oltre che di esplicitazione di valori quali la collaborazione, l'impegno, la partecipazione e l'interscambio.

Questo coinvolgimento nel buon andamento dell'area e l'interesse a mantenerla integra, dimostrato fino ad ora, presuppone che lo stesso approccio venga  adottato come stile di vita al di fuori dei confini di questo microcosmo.

 

Capitolo 2

Cittadinanza attiva

 

2.1 La cittadinanza attiva: nascita e tipi di organizzazioni

La realizzazione del Giardino dell'Erba Voglio, l'area a verde pubblico attrezzato di via Ferrara a Genova, si lega agli aspetti della cittadinanza attiva, un concetto ed un fenomeno che si sono sviluppati a partire dagli anni 70 del novecento e riguardano l'espressione e la richiesta di riconoscimento, da parte del cittadino, di protezione dei propri diritti di cittadinanza, a partire da quelli civili e politici fino a quelli relativi al funzionamento dei servizi, alle azioni della vita quotidiana in una dimensione locale. Grazie a questa logica di tutela dei diritti e di sviluppo dei beni, a questo modo di intendere la partecipazione del cittadino negli aspetti della vita sociale che lo riguardano, gli abitanti del quartiere in questione hanno potuto realizzare un piano di azione alternativo a quello proposto dalle Istituzioni.

Il movimento della cosi' detta cittadinanza attiva, che in Italia e' un fenomeno imponente e rilevante, deriva dalla modificazione di un modello culturale che pensava il cittadino come testimone-spettatore delle decisioni prese dalle Istituzioni.  Questa modificazione ha come risultato la volonta' di assumere una concezione di operativita' come testimonianza di azione e partecipazione attiva alla vita sociale e alle decisioni che la riguardano; fa parte dell'attivismo civico difendere e valorizzare la dimensione locale nonche' i luoghi di vita, fanno parte inscindibile dell'attivismo i concetti quali creazione e innovazione, mutamento e cura delle realta' gia' esistenti, nonche' tutela e promozione dei diritti dei cittadini.

L'aspetto dell'attivismo civico emerge, in Italia, verso la fine degli anni Settanta, come conseguenza della crisi del monopolio dei partiti sulla vita sociale, per proseguire fino alla caduta del muro di Berlino e la fine del mondo bipolare (Moro, 1998; Ambrogetti, 1993; Cotturri, 1997; Vacca, 1997).

In Italia sono sorti numerosi ostacoli all'affermarsi della dimensione civica, sia interni che esterni ad essa; ostacoli che riguardano sia gli aspetti operativi, concernenti la realizzazione delle cose, che quelli cognitivi, riguardanti la rappresentazione dei fatti e dell'essere cittadini, ma, in quegli stessi aspetti, la cittadinanza attiva ha conseguito anche rilevanti successi.

Sul versante operativo sono considerati successi: la valorizzazione, intesa come possibilita' di utilizzo, dei beni culturali e ambientali, ad esempio musei aperti, parchi sorvegliati e attrezzati; l'attuazione di una strategia di recupero mediante attivita' produttive dei soggetti esclusi o a rischio; il contributo per un impatto pacifico del fenomeno di immigrazione extracomunitaria.

In questo contesto, gli ostacoli sono rappresentati, innanzitutto, dalla poverta' dei mezzi come la carenza di risorse finanziarie, di informazioni e di competenze nelle diverse organizzazioni. Si riscontra inoltre: la difficolta' di avere risposte alle proprie domande perche' le istituzioni che dovrebbero fornire tali risposte hanno sempre meno capacita' e poteri; la mancanza di organizzazione che molte realta' vivono e che non le mette in grado di cogliere le possibilita' esistenti, e carenze anche di tipo organizzativo e normativo che impediscono alle organizzazioni di usufruire dei benefici spettanti; difficolta' di tipo professionale dovute al corporativismo che, dominando la vita pubblica, riduce lo spazio dei cittadini; e poi esistono ancora ostacoli di tipo politico, come il monopolio dei partiti politici.

Sul versante cognitivo possono essere considerati successi l'espansione di una cultura della qualita' dei servizi; il mutamento di pensiero circa l'inevitabilita' della sofferenza inutile e della fatalita' in servizi come quello sanitario; la sensibilizzazione al decoro e alla pulizia dei luoghi pubblici come spiagge, strade e citta' in generale.

Alcuni degli ostacoli legati all'aspetto cognitivo possono riguardare la concezione di un rapporto impari con il potere politico da parte delle organizzazioni dei cittadini, unito al pensiero della superiorita' morale di questi ultimi rispetto al potere costituito; la visione espressa dagli amministratori e dalle aziende di servizi locali secondo la quale i cittadini sono un problema e non una risorsa; la considerazione che essi sono solo capaci di rivendicare i diritti a danno dei doveri e che, non avendo nessuna forma di rappresentanza come quella politica, sindacale, etc., non hanno alcun diritto a intervenire anche quando hanno ottime ragioni per farlo.

Due fattori, cita G. Moro (1993, 1998), hanno dato l'input per generare il mondo della cittadinanza attiva in Italia: l'inizio della crisi del modello tradizionale dello Stato assistenziale con l'affermarsi del neoliberismo e la crisi dei partiti politici.

Cosi', allo scopo di esprimere l'attivismo civico, quindi quel consenso attivo necessario per governare la societa', in Italia sono state costituite molte organizzazioni quali Legambiente, il Movimento del volontariato italiano, l'ARCI, etc., che sono cresciute e si sono affermate.

Nel tempo la realta' della cittadinanza attiva italiana si e' incontrata con quella gia' esistente in altri Stati, soprattutto negli Stati Uniti e in Canada, dove esiste un'ampia letteratura e il movimento fa ormai parte integrante dell'identita' nazionale.

L'incontro con i temi e le teorie prodotte negli altri Stati ha fatto si' che queste idee siano state importate e adattate all'esperienza e alle esigenze del nostro Paese creando cosi' una contaminazione e una fusione tra le molteplici tematizzazioni.

Il nuovo concetto di cittadinanza che si e' andato cosi' affermando parte da un'ampia riflessione che riguarda la differenza fra concetti quali Governance e Government; Politics, Policy e Politica dei cittadini, che hanno significati e intenzioni distinte.

Il concetto di Governance prende le mosse dal rapporto Our global neighbohood che la Commission on Global Governance, costituita dalle Nazioni Unite nel 1992, ha prodotto e presentato nel Novembre 1994 (U.N. Commission on Global Governance, 1995). La Governance, dice il rapporto, e' la somma di molti modi in cui gli individui e le istituzioni pubbliche e private trattano i loro problemi comuni. E' un processo continuo, attraverso il quale interessi diversi o in conflitto si possono armonizzare attraverso un'azione cooperativa; [] e' un processo di decisione interattivo e sistemico, complesso, che utilizza un approccio integrato e sistemico alle questioni del benessere dell'umanita' (Moro, 1998, p.31).

Con questo termine si intende, quindi, la condivisione di responsabilita' da parte di molteplici soggetti, sia istituzionali che civili, i quali prendono decisioni e hanno la responsabilita' diretta della concreta attuazione delle politiche precedentemente formate.

I cittadini attivi, percio', diventano responsabili di politiche pubbliche, infatti la cittadinanza attiva, nel momento in cui tutela i diritti (dei disabili o dei malati terminali, degli studenti o dei pedoni, etc.) interviene nell'attuazione di una politica pubblica (salute, assistenza, istruzione, ambiente, etc.) e contribuisce al suo successo[3].

Essa si differenzia dal concetto tradizionale di Government il quale delega il potere nonche' la responsabilita' e l'opportunita' di intervento e soluzione ai governi.

Il termine inglese Politics, che in italiano puo' essere tradotto con il termine Politica, fa riferimento al tradizionale  modo di esercitare il potere decisionale: quell'insieme di decisioni e azioni quali quelle parlamentari, elettorali ed esecutive, che permettono la gestione dello stato. Questa concezione si distingue dalla Policy, in italiano tradotto con il termine Politiche pubbliche, che indica la totalita' dei programmi che un' autorita' istituzionale ratifica per fronteggiare un problema di pubblico interesse.

L'approccio delle politiche pubbliche alle questioni di interesse comune da' la possibilita' alla cittadinanza di partecipare attivamente al successo o fallimento della politica, nonche' di avere un ruolo autonomo e un proprio peso specifico.

Attraverso poi  la concezione della politica dei cittadini, la cittadinanza attiva elabora e attua strategie, programmi e azioni, per contribuire alla gestione di problemi connessi allo sviluppo e alla tutela di beni pubblici e comuni, riferendosi alla Governance.

Il concetto di Citizenry (cittadinanza attiva) porta anche a riflettere sull'utilita' della partecipazione attiva dei cittadini nella necessaria riforma della pubblica amministrazione, intesa come riforma del modo di governare, in modo da incrementare e diversificare le risorse, e pure sulla necessita' di occuparsi della produzione, cura e riproduzione dei beni pubblici, cioe' quei beni che una societa' possiede in comune.

Conduce a questa nuova concezione anche l'elemento della dimensione civica e la riflessione che la cittadinanza attiva ha una sua specifica forza, un potere che i cittadini attivi esprimono e che puo' essere considerato come concorrente a quello gia' costituito (legislativo, esecutivo e giudiziario) in quanto puo' incidere e modificarne i comportamenti.

La dimensione civica rappresenta il luogo, cioe' quell'insieme di atteggiamenti, comportamenti, visioni della realta', tecnologie, prassi, modelli organizzativi, schemi professionali, norme e regole che consentono di rendere visibile e produttiva la presenza dei cittadini nella vita pubblica. Si puo' anche intendere per dimensione civica quello spazio di funzioni, compiti e responsabilita' necessari per il governo del paese che sono ascritti ai cittadini in quanto tali. [] Senza la dimensione civica ci possono essere    e ci sono  i cittadini, ma puo' non esserci la cittadinanza come insieme riconosciuto (non solo a parole, ma nei fatti) di diritti, doveri e responsabilita', di poteri e spazi di azione, di compiti e di funzioni, per il cittadino comune nella vita quotidiana della democrazia (Moro, 1998, pp. 41-42).

Ad oggi esistono due modi di intendere il concetto di essere cittadino: il primo deriva dal concetto tradizionale di intendere la cittadinanza, quindi il cittadino che gode di determinati diritti quali quelli civili, politici, sociali e accanto ad essi deve rispettare dei doveri tra i quali la difesa dello stato, tradotto nel servizio militare (in alcuni paesi obbligatorio); il divieto di prestare servizio militare in forze armate straniere; l'obbligo di svolgere funzioni di giurato o di giudice popolare.

Sotto questa concezione di intendere la cittadinanza, il campo di partecipazione e azione e' ristretto e ridotto a una condizione minoritaria: in essa il cittadino partecipa alla vita pubblica, e quindi politica, semplicemente applicando il diritto di voto.

Il secondo modo di intendere il concetto di essere cittadino, invece va piu' in la', intende la cittadinanza come risorsa da utilizzare, che agisce, come insieme di molteplici organizzazioni, sulle situazioni concrete della vita quotidiana: il funzionamento dei servizi, la creazione e la gestione degli stessi, la protezione dei diritti, etc.

Attraverso queste riflessioni nate dalle crisi vissute in diversi Paesi, si puo' arrivare a una definizione di cittadinanza attiva come fenomeno sociale e come processo in corso; come definita da G. Moro la cittadinanza attiva e' la capacita' dei cittadini di organizzarsi in modo multiforme, di mobilitare risorse umane, tecniche e finanziarie, e di agire con modalita' e strategie differenziate per tutelare diritti esercitando poteri e responsabilita' volti alla cura e allo sviluppo dei beni comuni (Moro, 1998, p. 48).

A questo proposito, tutte le organizzazioni che presentano tali caratteristiche possono essere definite civiche o di cittadinanza attiva; esistono molte organizzazioni che, seppur definibili in questo modo, hanno forme, modi, approcci operativi differenti; sono queste rilevanti caratteristiche che portano a denominarle in modi diversi, cosi' G. Moro le distingue in sei principali categorie, che sono arbitrarie e flessibili.

Nella categoria del volontariato fanno parte le organizzazioni quali la Caritas, lANPAS, le organizzazioni del volontariato ospedaliero (AVO) ecc., che offrono i loro servizi e la loro solidarieta' ai piu' deboli e hanno come scopo l'organizzare iniziative specifiche a seconda delle esigenze (come mense, ricoveri, case famiglia, etc.), ed essere presenti con animazione e assistenza nelle strutture sia pubbliche che private rivolte a questi soggetti. Il termine indica un'attivita', da parte del volontario che opera attraverso l'organizzazione di cui fa parte, legata a una forte motivazione altruistica, spontanea, un impegno gratuito senza fini di lucro anche indiretto e solo per solidarieta'.

Le organizzazioni che rientrano nel cosiddetto associazionismo sono, invece, quelle caratterizzate dalla condivisione di valori comuni e i cui soci promuovono o organizzano attivita' di animazione culturale e sociale. Alcuni esempi di associazioni sono l'ARCI, di cui fa parte il circolo dell' Erba Voglio, le ACLI, l'AVIS, le associazioni ambientaliste come il WWF, etc.

I movimenti di rappresentanza sono organizzazioni di diverso tipo che hanno la funzione di rappresentare i cittadini per tutelare i loro diritti. Tra queste organizzazioni si possono ricordare il Telefono Azzurro, la LILA, il Telefono Rosa, l'Intesa Consumatori di cui fa parte la Federconsumatori, etc.

Le imprese sociali sono, invece, organizzazioni che, senza fini di lucro, cercano di produrre servizi ad alto contenuto relazionale, che organizzano attivita' economiche al fine di produrre e scambiare beni o servizi di utilita' sociale, e servizi alla persona, come le forme di assistenza domiciliare e le strutture per gli anziani. Fanno parte di questa categoria le cooperative sociali di Federsolidarieta' o la Lega delle cooperative nonche' tante cooperative di dimensione locale non legate a centri nazionali.

I movimenti professionali sono iniziative che riguardano per lo piu' le professioni che sono coinvolte nell'area dei servizi e dell'assetto del territorio e possono a volte coincidere con associazioni professionali e che hanno anche valenza sindacale. Le professioni incluse in tali aree, attraverso queste organizzazioni, vengono ridefinite e riqualificate dagli stessi professionisti per rafforzarne il senso di responsabilita' sociale.  Fanno parte di questa categoria gli avvocati e i medici legali del servizio assistenza e informazione giuridica del MFD e dei Centri di azione giuridica di Legambiente, gli operatori delle aziende sanitarie quali quelli delle Societa' per l'analisi e la revisione della qualita', i magistrati di correnti della magistratura associata come il Movimento per la Giustizia, i giornalisti del Gruppo di Fiesole,  etc..

Le organizzazioni definite strutture di servizio e di coordinamento, non operano direttamente sul campo, cioe' non hanno un impegno diretto nei confronti dei cittadini, ma offrono funzioni di servizio e di coordinamento nei confronti delle organizzazioni civiche che sono impegnate attivamente sul campo. Esempi di strutture di servizio e coordinamento sono i centri di ricerca, formazione e informazione come la Fondazione Italiana per il Volontariato di Roma o il Centro Nazionale del Volontariato di Lucca; le reti telematiche di cittadinanza attiva; le organizzazioni che permettono la raccolta e la distribuzione di fondi per scopi di interesse collettivo come il Telethon, composta da due associazioni: il Comitato Telethon Fondazione ONLUS e la Fondazione Telethon, o la MAG.

I cittadini quindi si trovano di fronte a differenti opzioni per la costituzione di un aggruppamento a fini di cittadinanza attiva, opzioni che vanno scelte sulla base di un'attenta considerazione delle opportunita' e dell'utilita' che ogni forma puo' riservare, nonche' sulle circostanze, sulle intenzioni e sulle convenienze degli organizzatori.

I criteri con i quali vengono identificate le diverse organizzazioni dei cittadini sono, come visto, differenti e rappresentano caratteristiche importanti della cittadinanza attiva. Ma se sostanzialmente le forme delle organizzazioni della cittadinanza attiva possono essere le piu' diverse, nell'ordinamento italiano le forme che queste organizzazioni possono assumere dal punto di vista giuridico, sono quattro: il comitato, l'associazione, la cooperativa e la fondazione, e per ciascuna necessario, all'atto della creazione, uno statuto e un atto costitutivo depositati da un notaio.

 

2.2 Le motivazioni che portano alla cittadinanza attiva e le modalita' individuali e delle organizzazioni

Esistono molte ragioni e motivazioni individuali che spingono le persone a diventare cittadini attivi e spesso a riunirsi per realizzare un bene comune, prima fra tutte l'altruismo, cio' il comportamento diretto ad aiutare le altre presone senza la prospettiva di una ricompensa personale in cambio (Smith, Macie, 2004).

Tra le motivazioni piu' generali che portano i cittadini all'azione ci sono quelle legate alla solidarieta', alla giustizia, al cambiamento, al servizio e quelle legate al significato della conoscenza. Quest'ultima ragione induce i cittadini a prendere un contatto effettivo con la realta' per verificare la reale consistenza dei problemi legati alla societa' e fare emergere le situazioni che si devono affrontare.

C'e' chi sceglie di offrire un servizio in termini di solidarieta' e dedicare cos'e' una parte del proprio tempo e della propria vita ad aiutare chi in difficolta' o in condizioni di disagio o esclusione sociale.

L'impegno civico che parte dalla motivazione al cambiamento, invece, deriva dalla volonta' di modificare una realta' considerata non piu' tollerabile. In questo caso ci si attiva per fare in modo che il corso degli eventi prenda la direzione ritenuta pi giusta; il desiderio di cambiamento puo' essere sia a livello globale che a livello locale.

Chi si attiva con la motivazione della giustizia e della difesa dei diritti e' mosso, quasi sempre, da un senso di ribellione dovuto a una personale esperienza di ingiustizia.

Chi e' mosso dalla ragione della solidarieta' si impegna, nella sua azione, a fare superare concretamente situazioni di abbandono e a fare sentire a chi soffre che non e' solo.

Come i cittadini hanno personali motivazioni e differenti modi per entrare a fare parte della cittadinanza attiva, anche le organizzazioni hanno modalita' diversificate per regolarizzare la partecipazione dei cittadini all'attuazione di strategie e programmi. Alcune di queste modalita' derivano dalla forma che l'organizzazione assume, altre dipendono dal tipo di impegno che la singola persona intende assumersi.

L'impegno scelto dal singolo puo' andare dal tempo pieno a quello parziale fino ad arrivare ad un impegno saltuario (come anche solo una volta l'anno). Oltre al fattore connesso alle risorse temporali personali, l'impegno che il cittadino si prende puo' comportare il versamento di una quota periodica come sostegno per l'organizzazione o un rimborso per le spese sostenute.

I cittadini che scelgono di dare parte del proprio tempo e delle proprie energie per una causa sostenuta dalla cittadinanza attiva possono essere inquadrati in diversi modi.  Cioe' puo' essere una procedura di associazione che puo' riguardare tanto i singoli che i soggetti collettivi (circoli, sezioni, club che si iscrivono in quanto tali a una organizzazione di livello superiore).  Ci puo' essere una procedura di adesione articolata, che puo' prevedere ad esempio la distinzione tra aderenti e simpatizzanti, essendo i primi coloro che concorrono in modo rilevante all'attuazione dei fini statutari e i secondi coloro che, invece, partecipano alle iniziative pubbliche o a eventi speciali della organizzazione.  La membership di una organizzazione puo' anche prevedere la esistenza di soci sostenitori, la cui unica attivita' a favore della organizzazione e' quella di versare un contributo annuale in denaro o in natura (Moro, 1998, p. 64).

Oltre a questi tipi di impegni associativi, ne esistono altri che, estendendosi per un tempo determinato, danno la possibilita' alle organizzazioni civiche di usufruire delle opportunita' offerte dalle organizzazioni di livello superiore e che permettono loro di realizzare, mantenendo il proprio nome, una parte o uno degli obiettivi oppure uno specifico programma.

Ma al di la' delle differenti modalita' e motivazioni per partecipare alla cittadinanza attiva, esistono, in generale, diversi livelli di coinvolgimento e di partecipazione della comunita'.

Non esiste alcuna partecipazione quando la comunita' non e' coinvolta nelle attivita'; la partecipazione della comunita', invece, definibile molto bassa quando il resto della popolazione viene semplicemente informata; la partecipazione scarsa quando viene effettuata una  consultazione degli altri cittadini e' solo formale e simbolica. Si ha una partecipazione modesta della comunita' quando la consultazione viene effettuata ed esiste la possibilita' di recepire suggerimenti su soluzioni gia' definite; alta quando la comunita' partecipa alla formulazione del piano di intervento (partnership); molto alta quando si propone un problema e la comunita' decide se includerlo o no nel piano (potere decisionale) e massima quando la comunita' ha il controllo, individua il problema, gli obiettivi e i programmi.[4]

2.3 La cittadinanza attiva per la tutela dei diritti

Tra gli scopi per cui la cittadinanza attiva nata e opera c'e' quello della tutela dei diritti dei cittadini. Infatti, spesso molti diritti, sia quelli sanciti dalle leggi che quelli non ancora formalizzati in norme, non vengono tutelati, sovente proprio da chi dovrebbe invece garantirne l applicazione.

La tutela dei diritti e' un tema operativo comune della citizenry che riguarda tutto il mondo, non solo l'Italia. Per questa ragione ci sono differenze nelle strategie operative da parte delle diverse organizzazioni di cittadinanza attiva nei vari paesi, su questo tema.

Per quanto riguarda l'Italia si possono identificare due modelli definiti da G. Moro come modello della rappresentanza e modello del servizio.

Il primo modello consiste nella mobilitazione dei cittadini per poter rappresentare in  modo piu' incisivo le loro esigenze nei confronti delle istituzioni, con il secondo modello si istituiscono e gestiscono iniziative per rispondere in modo diretto alle esigenze, agli interessi o diritti dei cittadini.

Il secondo modello opera per la tutela dei diritti perche' crea la disponibilita' di assistenza, accoglienza, soccorso, etc., tutti aspetti basilari senza i quali alcuni diritti fondamentali dei cittadini non sarebbero tutelati.

Tutelare i diritti nell'ottica della citizenry significa quindi coinvolgere i cittadini per garantire l'interesse generale e la cura dei beni comuni attraverso azioni dirette e strategie finalizzate; le organizzazioni civiche, per operare la tutela dei diritti, utilizzano, nell'azione, diverse tecnologie di tutela e alcuni principi strategici.

I principi che vengono utilizzati per operare sono sette:

- il primo per iniziativa e con il concorso attivo dei diretti interessati. Per tutelare i diritti e migliorare le condizioni morali, civili e materiali dell'uomo, infatti, la cittadinanza attiva esercita forme di potere quali usare la propria forza per interpretare la realta', far funzionare le istituzioni o realizzare direttamente cio' che manca.

- Attraverso la collaborazione e le alleanze dei soggetti disponibili, che parte del secondo principio, si potenzia l'azione dei cittadini in quanto senza un'azione integrata, senza il coinvolgimento di piu' soggetti possibili, non si modifica la realta' e la tutela dei diritti rischia di restare una testimonianza precaria.

- La tutela si puo' effettuare anche attraverso la partecipazione dell'opinione pubblica e la collaborazione dei mezzi di comunicazione, infatti attraverso l'informazione e la denuncia pubblica che sovente le violazioni  vengono scoperte e denunciate.

- Si puo' operare, poi, per tutelare diritti riconosciuti dalle leggi e posizioni comunque meritevoli di protezione. Capita infatti che la tutela di un diritto sancito dalle leggi che in genere dovrebbe attuare lo stato,  non venga effettuata o per mancanza di volonta' da parte delle istituzioni o per discordanza con norme considerate piu' forti. Succede anche che un diritto riconosciuto possa venire interpretato male o in modo riduttivo e che di conseguenza i cittadini non possano usufruirne, o ancora che i diritti meritevoli di difesa, quelli che non hanno un riscontro normativo preciso perche' riconosciuti indirettamente dalla coscienza popolare, per essere difesi, per essere esplicitati, acquisiti e formalizzati nella realta' quotidiana debbano essere costo di grande fatica.

- Un altro principio operativo per la tutela dei diritti e' l'impegno comune per le soluzioni possibili. Infatti attraverso un'azione efficace, quindi e' attraverso la ricerca di tutte le soluzioni possibili, che la cittadinanza attiva riesce ad incidere sulle decisioni,che puo' ampliare la difesa del singolo a tutti coloro che la necessitano, che puo' modificare i comportamenti dei soggetti e promuovere il miglioramento dei servizi.

- Le organizzazioni civiche possono operare in una molteplicita' di forme nelle quali vengono scelte le tecnologie  piu' consone tenendo conto del criterio principale dell'efficacia. Queste forme si possono manifestare in tre modi: a volte basta la individuazione della forma piu' adatta alla risoluzione del caso, altre volte invece si rende necessario utilizzare piu' strumenti e forme per ottenere la tutela del o dei diritti, altre ancora si deve ricorrere a nuove procedure o rinnovare le soluzioni tradizionali.

- La tutela dei diritti, inoltre, e' anche uno strumento che permette l'attivazione e lo sviluppo di nuovi servizi, perche' spesso lo stato e gli enti nei loro interventi per la riduzione delle disuguaglianze sociali non operano efficacemente in quanto troppo lontani dalle reali problematiche delle fasce deboli.

Tenuto conto dei principi operativi, sono molteplici le tecnologie di tutela dei diritti che le organizzazioni civiche utilizzano nelle loro azioni.

Esse infatti si possono avvalere di tecnologie come la costruzione  delle Carte dei Diritti che hanno come obiettivo, appunto, quello di proclamare i diritti dei cittadini e specificare in quale modo deve essere attuata la tutela di una posizione che, prevista generalmente dall'ordinamento giuridico della nazione, viene violata. Le prime Carte dei Diritti, a parte la Dichiarazione Universale dei Diritti del'lUomo approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948 e dalla quale le altre Carte di Diritti riprendono alcuni principi, furono: la Carta dei diritti del paziente approvata nell'anno 1973 dalla American Hospital Association, la Carta dei diritti del malato adottata nel 1979, la Carta dei 33 diritti del cittadino redatta a Roma nella prima sessione pubblica per i diritti del malato nell'anno 1980.[5]

Le strutture di ascolto, assistenza e consulenza realizzate dalla cittadinanza attiva sono quegli strumenti che il cittadino puo' utilizzare per ottenere indicazioni e aiuto in caso di violazione di diritti e di necessita'. In queste strutture si ricercano attivamente le soluzioni e l'intervento viene effettuato prontamente grazie a una maggiore liberta' di movimento oltre che di assenza di procedure burocratiche rispetto alle strutture messe a disposizione dalla pubblica amministrazione.

Per prevenire le violazioni dei diritti, poi, si possono effettuare periodici monitoraggi per la verifica e la raccolta di notizie sul funzionamento dei servizi e sulla loro qualita'. Le informazioni vengono raccolte dagli stessi cittadini. Il monitoraggio, che puo' essere attivato su iniziativa dell'organizzazione o su segnalazione esterna, e' anche uno strumento di informazione civica perche' produce informazioni orientate alla trasformazione della realta' per la tutela dei diritti dei cittadini.

Le tecnologie quali i protocolli, incontri o conferenze e i tavoli sono mirate al coinvolgimento responsabile di tutti i soggetti interessati. I protocolli d'intesa in generale sono accordi tra piu' soggetti che permettono di stabilire obiettivi e modalita' comuni da mettere in opera. Gli incontri periodici, convocati dalle organizzazioni, permettono di arrivare a soluzioni di casi difficili oltre che di verificare lo stato dei programmi e dei rapporti; le conferenze periodiche devono essere convocate dalle autorita' preposte e sono volte al miglioramento dei rapporti tra cittadini e aziende tramite la verifica dei servizi. I tavoli sono finalizzati alla collaborazione permanente dei soggetti per migliorare la qualita' dei servizi e la tutela dei diritti, vengono convocati a livello mondiale dai governi, a livello della societa' civile nella politica nazionale, regionale e locale. 

Le azioni simboliche, il reclutamento, la raccolta di firme e di adesioni, la formazione e l'informazione, fanno parte di quelle tecnologie di tutela dei diritti che non possono escludere la mobilitazione della cittadinanza. Le azioni simboliche, infatti, sono iniziative che hanno grande visibilita' e possono avere l'obiettivo di provocare una reazione da parte dell'interlocutore o possono essere  rivolte a sensibilizzare i cittadini su un problema, e quindi a mobilitarli personalmente e direttamente nelle azioni. Il reclutamento permanente ha come scopo l'ampliamento del numero dei luoghi e delle persone che si occupano della tutela dei diritti attraverso un impegno permanente.

La raccolta di firme e adesioni possono essere fatte per svariati motivi il piu' tradizionale dei quali per indire un referendum nazionale.

La formazione e la informazione consentono ai cittadini di prepararsi per un impegno attivo nelle organizzazioni per la tutela dei diritti, in modo che il patrimonio di risorse umane sia in continua crescita, e li rende capaci di difendersi e tutelarsi qualunque sia il loro impegno e la loro disponibilita' all'azione.

Per la difesa dei propri diritti, poi, i cittadini possono intervenire in modo da vincolare le amministrazioni ad attuare leggi concernenti la tutela e la partecipazione degli utenti. Essi possono infatti promuovere una interpretazione piu' amplia delle leggi gia' esistenti, in modo che esse fungano da punto di appoggio e di partenza per un'azione, o possono intervenire per fare applicare gli istituti di tutela gia' previsti dalla normativa. Alcuni esempi di istituti sui quali le organizzazioni civiche possono intervenire sono le carte dei servizi, attraverso le quali le aziende  fissano i criteri e le modalita' sull'erogazione dei propri servizi; gli uffici per le relazioni con il pubblico (URP) che, previsti in ogni struttura di pubblica amministrazione, devono essere strumento di collaborazione nonche' di comunicazione tra le amministrazioni e i cittadini; l'Antitrust alla quale i cittadini possono rivolgersi per segnalazioni ed esposti circa violazioni di norme; la regolamentazione tra le aziende e gli utenti dei servizi minimi in caso di sciopero.

Un altro tipo di tecnologia che il cittadino puo' utilizzare per vedere tutelati i propri diritti quella dell'intervento giudiziario perche' in alcuni casi solo l'intervento del giudice riesce a risolvere conflitti, a evitare che certe violazioni si ripetano.

In altri casi per le soluzioni che vengono poste dalle autorita' competenti non hanno efficacia percio' la cittadinanza attiva puo' intervenire attraverso la gestione dei conflitti, conflitti che emergono nei quartieri, dalle situazioni di disagio sociale, dal rapporto fra cittadini e pubblica amministrazione. Gli obiettivi di questa tecnologia la promozione del dialogo e dell'incontro tra le parti, la rapidita' delle procedure, il riconoscimento dei punti di vista delle parti e la presenza di una figura mediatrice o di un facilitatore della comunicazione, i bassi costi e soprattutto il cambiamento dei comportamenti.

Una forma costruttiva che la cittadinanza attiva puo' operare per tutelare i propri diritti la raccolta a la diffusione delle buone pratiche. Questa iniziativa consiste nel ricercare e diffondere le buone pratiche attraverso la promozione di programmi finalizzati a sostenere e a promuovere premi per i diversi settori dei servizi pubblici e sociali, ad esempio mediante la raccolta di segnalazioni dei servizi offerti, la pubblicazione di dossier, il rilascio di attestati o gadget.

La progettazione e l'attivazione di servizi, finalizzati allo sviluppo sociale e alla tutela dei diritti dei cittadini, un'altra delle tecnologie che le organizzazioni possono utilizzare. Gli strumenti utili sono l'ascolto strutturato, che rientra nella progettazione, e il contratto sociale di quartiere, inteso come processo partecipativo dei soggetti alla realizzazione dell'intervento.  L'ascolto strutturato permette la costruzione di nuclei, i cui componenti sono le varie agenzie sociali di un'area quali la scuola, la famiglia, etc., che costruiscono microprogetti da affiancare alle attivita' gia' presenti. Il contratto socialee' il momento in cui tutti gli attori si confrontano per concordare un documento comune, agenda, che definisce gli impegni, gli obiettivi generali, i campi di intervento e le azioni previste per sviluppare e dare valore sociale al territorio.

 

2.4 Gli strumenti per l'attivazione e partecipazione alle politiche pubbliche da parte della cittadinanza attiva.

2.4.1 L'analisi civica

La cittadinanza attiva, riunita in organizzazioni, per agire, attraverso le differenti tecnologie e sulla base dei principi operativi, produce e utilizza informazioni. Essa e' un attore delle politiche pubbliche in quanto vi partecipa e ne attiva di proprie, influisce sul loro corso e sull'impatto di queste sulla realta'; produce, elabora e usa informazioni, esercita percio' un potere.

La cittadinanza attiva e' una fonte di elaborazione e si assume la responsabilita' di attuare alcune politiche di interesse comune e generale che le autorita' preposte non riescono ad effettuare per mancanza di leggi e provvedimenti ufficiali. Per fare cio' in modo appropriato ed efficiente, i cittadini devono ricorrere all'analisi civica, cioe' alla produzione di informazioni utili a produrre o a chiarire i dinamismi e gli effetti della politica in cui essi sono coinvolti direttamente. Essi devono quindi stare attenti a cogliere i cambiamenti rilevanti prodotti dalla politica messa in atto, devono percio' comparare gli sforzi e i risultati ottenuti per sviluppare le capacita' di verificare e modificare le politiche, tenendo conto della cittadinanza tutta, del governo e dello sviluppo etico.

Attraverso l'analisi civica i cittadini attivi interpretano la realta' e maturano specifiche competenze. Essa e' la capacita' di utilizzare in modo specifico determinate tecnologie di produzione e uso di informazioni, un sistema di attivita' che i cittadini utilizzano per definire, comunicare, elaborare informazioni, far valere il proprio punto di vista su questioni di interesse pubblico e sociale.

Protagonisti dell'analisi civica sono i cittadini comuni in quanto, essendo fruitori di servizi, possono raccogliere informazioni e dati e sono portatori di una prospettiva differente da quella degli amministratori.

Ad essa partecipano poi quei cittadini che, facendo parte delle imprese di analisi civica costituite da specifici organismi di cittadinanza attiva, si occupano stabilmente di determinati problemi. Essi contribuiscono alla raccolta e produzione di informazioni e punti di vista condividendo ci con altri soggetti impegnati nello stesso campo.

Infine ci sono i cittadini organizzati in movimenti e associazioni che sono responsabili della gestione dei risultati in sede di definizione e attuazione delle politiche, nonche' del reperimento e della cura delle risorse umane, tecniche e finanziarie senza le quali non esisterebbe un'analisi civica stabile e permanente.

Attraverso l'analisi civica si puo' avere l'interpretazione della situazione in cui esse operano e, di conseguenza, di dimostrare la competenza dei loro interventi ai cittadini e agli interlocutori a cui si rivolgono.

L'analisi civica permette ai cittadini di riconoscere l'esistenza di problemi, che possono essere trascurati o nascosti da altri soggetti, e porli all'attenzione generale; essa fa si' che i soggetti amministrativi e politici inseriscano nelle loro agende i problemi emergenti e che si assumano la responsabilita' di questi per il buon funzionamento sia delle strutture che della cittadinanza.

Essa serve a dare peso e forza al punto di vista dei cittadini nei programmi operativi delle amministrazioni, permette la verifica degli effetti concreti che i provvedimenti adottati hanno prodotto.

La citizenry interviene nelle politiche utilizzando l'analisi civica e opera osservando la realta' attraverso l'ascolto, la raccolta di dati e la loro interpretazione, per individuare i rischi, gli sprechi, i malesseri e quant'altro si sviluppa nel territorio.

Una volta identificate le situazioni di pericolo l'analisi civica individua i soggetti coinvolti, la valutazione di politiche e la elaborazione di azioni generali per tutelare i diritti.

Questo passaggio permette di stabilire un'interazione tra i soggetti e gli interlocutori facendo nascere nuove risorse per la risoluzione del problema. I punti di vista e le rappresentazioni dei problemi che emergono con l'analisi civica devono essere comunicati nell'ambiente in cui le organizzazioni operano al fine di ottenere il consenso attivo necessario e mettere in opera le politiche.

Il confronto con gli interlocutori e' un passaggio molto importante in quanto, che sia pacifico o conflittuale, permette di verificare la consistenza e la disponibilita' di risorse, intese come ambientali, professionali e umane, che essi possono mettere  a disposizione, per essere utilizzate o per implementare il loro utilizzo o per ridurre gli effetti dell'ostilita'. A questo punto le molteplici possibili soluzioni che sono state ipotizzate devono essere vagliate e scartate fino all'individuazione di quella che deve essere messa in pratica.

Giunti a questo punto si possono seguire due percorsi: si puo' avere una fase di progettazione esecutiva e poi una di attuazione, oppure si puo' mettere subito in atto l'ipotesi da praticare. Questa seconda alternativa porta alla definizione e soluzione del problema nonche' alla valutazione dei risultati.

 

2.4.1.1 Le forme dell'analisi civica: l'informazione civica

Le forme in cui si specifica l'analisi civica sono varie, ma, la forma dell'informazione civica, quella dell'uso della conoscenza scientifica e quella della valutazione delle politiche pubbliche, sono le principali.

L'informazione civica e' la produzione di dati organizzati ed interpretati da parte dei cittadini di tutti i livelli; le informazioni prodotte sono frutto di dati raccolti direttamente o no e su un punto di vista soggettivo dei cittadini. Questa produzione viene fatta allo scopo di aumentare le condizioni di realizzazione di una effettiva e maggiore tutela dei diritti.

L'informazione civica e' un'attivita' rigorosa, regolata, e possiede procedure e strumenti propri, pero' ha dei limiti, perche' non puo' produrre conoscenze attendibili in assoluto poiche' i suoi risultati non hanno rappresentativita' statistica in se' a meno che non ci sia il supporto della metodologia della ricerca, poiche' non produce correlazioni rilevanti e non e' in grado di fare previsioni complesse come riesce a fare invece la ricerca scientifica.

Essa per contro permette la descrizione di situazioni particolari come puo' essere, ad esempio, il degrado ambientale di un quartiere o di una zona naturale, la scoperta di problemi nascosti o nuovi, la registrazione di fatti che accadendo sono indicativi di situazioni di emergenza; vantaggi che permettono alle organizzazioni civiche di legittimare le azioni ed avere solide basi sulle quali operare.

Essendo l'informazione civica produzione di informazioni, i dati, che servono a questa e che vengono raccolti e trattati, possono provenire da fonti di primo e secondo grado.

Le fonti di primo grado sono composte dagli stessi cittadini, quelle di secondo grado sono invece gli archivi delle amministrazioni; le pubblicazioni periodiche, ufficiali, scientifiche, giornalistiche e i documenti particolari, come le pubblicazioni e i documenti contenuti negli archivi di organizzazioni civiche che operano nel territorio.

Naturalmente tutte le fonti devono essere selezionate a seconda di cio' che si cerca ed consigliabile utilizzarne piu' di una.

 

2.4.1.1.1 Le procedure dell'informazione civica

Fanno parte delle procedure dell'informazione civica la raccolta dei dati e la produzione delle informazioni.

Esistono differenti modalita' attraverso cui si possono raccogliere dati, tra queste ci sono il circuito input-output, la registrazione, la ricognizione, l'indagine e il monitoraggio.

Ogni procedura e modalita' dell'informazione civica si avvale dell'uso di molteplici strumenti e utilizzera' quegli strumenti a essa piu' adeguata e in base alle necessita' del caso.

La modalita' di input-output ha durata limitata nel tempo e serve per far emergere situazioni di violazione dei diritti che sono nascoste, si tratta quindi di una raccolta di dati provenienti da fonti di primo grado: i cittadini che sono coinvolti nel problema raccolgono e trasmettono, nella realta', i dati formalizzati.

Gli strumenti che possono essere utilizzati per attivare questa modalita' di raccolta dei dati sono: volantini; comunicati stampa; divulgazione di numeri telefonici, recapiti postali o indirizzi telematici; pubblicazioni di vario genere riportanti informazioni sulla situazione; riunioni e incontri pubblici sul tema in questione nonche' banchetti e tavolini nelle vicinanze dei luoghi interessati.

La registrazione la raccolta dei dati provenienti da fonti di primo grado che le organizzazioni civiche mettono in atto nella quotidianiata'. Essa e' una modalita'  permanente e puo' essere molto semplice o molto complessa a seconda dei soggetti coinvolti o dell'articolazione dell'oggetto.

La raccolta di dati, derivanti da fonti di primo e secondo grado, pensata e utilizzata per la verifica di una situazione in realta' differenti e' la ricognizione che ha come scopo la raccolta di informazioni, il piu' possibile omogenee, sullo stato di una situazione presente in ambienti differenti nello stesso periodo.

Un'altra modalita' e' l' indagine, una tecnica complessa perche' richiede capacita' progettuali e rigore nei tempi e nelle modalita' di svolgimento; essa consiste in una raccolta di dati di primo e secondo grado che serve a descrivere e accertare un determinato aspetto della realta'.

Il monitoraggio, una modalita' periodica in quanto ripetuta piu' volte a intervalli regolari che permettono la registrazione dell'andamento della situazione, consiste nell'osservazione diretta, realizzata piu' volte nel corso del tempo, di un numero definito di elementi rappresentativi della realta' osservata. una modalita' utilizzata per creare rapporti periodici sullo stato di strutture o altre realta', in genere permanente ed utilizzata insieme ad altre tecniche. Le fonti da cui derivano i dati per il monitoraggio sono quelle di primo e secondo grado e gli strumenti utilizzati sono griglie di osservazione e questionari.

Oltre agli strumenti gia' menzionati, in genere le modalita' di raccolta dei dati utilizzano i seguenti strumenti: le interviste in profondita', il focus group, osservazione partecipante, lettura di documenti, network analysis, basi di dati, dati quantitativi sui problemi economici, sulle condizioni sociali, sulla spesa pubblica; informazioni sui target delle politiche e sulla soluzione dei problemi.

La procedura della produzione delle informazioni permette di trattare i dati raccolti e ottenere quindi le informazioni che permettono di interpretare la realta', utili cioe' ad avere informazione civica. Per fare cio' si possono usare cinque criteri e tre modalita'.

Il primo criterio e' la selettivita': i dati devono essere selezionati per avere significativita' e produrre informazioni utili. Il secondo l'interpretazione: attraverso i dati selezionati si deve riuscire a risalire allo stato di un problema o una situazione attuale o passata. L'interpretazione permette di vedere i punti in comune e le differenze esistenti tra i dati.

La tecnicita' sono tutte quelle procedure tecniche, quali la comparazione, l'ordinamento cronologico, la classificazione, etc., che permettono di ottenere gli stessi risultati a chi, avendo a disposizione gli stessi dati, vuole replicare le procedure utilizzate. Il quarto criterio utilizzato e' quello della parzialita': le informazioni che si creano con la informazione civica, infatti, sono sempre parziali perche' sono legate alla visione dei cittadini e sono mirate a riportare situazioni di loro interesse. Infine il criterio della propositivita' aiuta a capire come e quando agire nelle politiche.

Le tre modalita' che si possono usare per trattare i dati e produrre cosi' informazioni sono: il dossier, il resoconto e il rapporto.

Le organizzazioni civiche possono utilizzare il dossier per rappresentare in modo immediato la realta' ed evidenziare un problema e l'impatto che ha sulla cittadinanza. Questa modalita', che riduce al minimo l'intervento delle organizzazioni, consiste nella scelta (selezione e disposizione) dei materiali rilevanti per il caso (documenti, testimonianze, dati statistici, etc.) e la loro riunione per la presentazione della situazione.

Nel resoconto, che alcune organizzazioni stilano periodicamente, la produzione delle informazioni avviene attraverso l'esposizione delle attivita' svolte dalle organizzazioni. Esso permette di verificare la produttivita' e l'efficacia del lavoro condotto, di orientare risorse finanziarie e istituzionali verso linee operative specifiche, nonche' di consolidare l'organizzazione e acquisire nuove collaborazioni. Il resoconto viene presentato ai componenti delle organizzazioni, ai sostenitori di esse, ai mezzi di informazione e agli interlocutori istituzionali a cui esse si riferiscono.

Nel rapporto, la terza modalita', i dati vengono utilizzati per illustrare il quadro di una situazione emergente; esso utile per elaborare proposte di soluzione di problemi, per intervenire nei processi decisionali e attuativi complessi e per rendere sempre piu' consapevole la cittadinanza attiva in merito alla realta' osservata. In questa modalita' le informazioni vengono prodotte applicando procedure di classificazione, di elaborazione e di interpretazione dei dati raccolti come per il dossier, ma il rapporto, a differenza della prima modalita', richiede un completo trattamento del materiale.

Gli strumenti, che la produzione delle informazioni utilizza, sono stati selezionati in base alle esigenze e all'esperienza a cui risponde l'analisi civica e hanno origine dalle discipline scientifiche e dalla metodologia della ricerca.

Lo strumento della classificazione la catalogazione derivata dalla separazione o raggruppamento del materiale in base a criteri di difficolta'. Questi criteri sono flessibili e vanno definiti in base agli obiettivi.

La diffusione e' uno strumento che permette di vedere la quantita', la presenza di un dato nella realta', vale a dire rilevare la sua presenza nello spazio. La frequenza misura, invece, la quantita' temporale in cui si e' verifica una data situazione.

Si possono poi analizzare le regolarita' e le differenze dei dati: attraverso il rilevamento delle regolarita' si evidenziano gli elementi sempre presenti nei dati di un insieme, mentre nelle differenze le caratteristiche che li distinguono.

L'analisi delle anomalie e' un altro strumento importante che permette di evidenziare le irregolarita' rispetto ai comportamenti e alle caratteristiche considerate nella norma. Legata a questo strumento c'e' l'analisi delle conformita', cioe' l'analisi della corrispondenza fra un dato e una norma o fra esso e i comportamenti.

Lo strumento della comparazione, quindi il raffronto, il paragone fra due o piu' dati, si deve utilizzare in base agli aspetti ritenuti rilevanti per l'attivita' di analisi civica. La comparazione puo' essere sincrona quando mette a confronto dei dati nello stesso momento, e diacronica quando si raffrontano momenti diversi di una stessa realta'.

L'ultimo strumento e' la ricerca di correlazioni fra due o piu' elementi, esso utile perche' permette di constatare le situazioni ma deve essere usato con cautela perche' e' facile cadere in errore.

 

2.4.1.2 Le forme dell'analisi civica: l'uso della informazione scientifica

L'altra forma dell'analisi civica e' l'uso della informazione scientifica; essa consiste nell'utilizzo dei risultati della ricerca scientifica da parte della cittadinanza attiva per lo sviluppo e la tutela dei diritti dei cittadini.

Si tratta di una collaborazione che, mentre permette ai cittadini organizzati di definire e attuare le politiche, permette alla scienza di avere una preziosa fonte di dati per la realizzazione di ricerche sul campo altrimenti difficili da attuare.

La conoscenza scientifica importante per l'azione civica in quanto la sua diffusione costituisce il fine sociale dei cittadini organizzati. Inoltre, la stessa azione civica ricerca l'informazione scientifica da integrare nell'analisi dei problemi.

La ricerca scientifica e' utile all'azione civica perche' mette a disposizione informazioni utili ad interpretare i problemi che vivono i cittadini e quindi a sostenere la loro azione, favorendo, in questo modo, la nascita e lo sviluppo di organizzazioni civiche.

Esistono due forme di interazione fra l'informazione scientifica e l'analisi civica: semplice e complessa.

Con la prima le organizzazioni civiche utilizzano i risultati di indagini esistenti e i dati provenienti dalla ricerca scientifica senza aggiungere studi sul campo.

Con la seconda svolgono un'attivita' di ricerca teorica e pratica legata alle politiche dei cittadini o alle attivita' di un'organizzazione civica.

La forma complessa puo' nascere da due circostanze: la prima si verifica quando un'organizzazione civica vuole approfondire un tema relativo alla situazione in cui opera, al proprio funzionamento o alla politica in cui impegnata. Per ottenere questo, l'organizzazione mobilita le risorse necessarie e individua un interlocutore scientifico.

La seconda si verifica quando la domanda di informazione scientifica viene originata nel confronto tra una organizzazione e i suoi interlocutori, confronto che pone in rilievo l'esistenza di un problema e la necessita' di approfondirne la conoscenza con strumenti che garantiscano l'efficacia delle informazioni.

Le organizzazioni civiche, attraverso la forma complessa di interazione con la conoscenza scientifica, possono instaurare differenti rapporti operativi: la committenza si ha quando un'organizzazione civica stabilisce l'oggetto e i soggetti che attueranno la ricerca. Il ruolo del committente puo' essere diretto quando e' la stessa organizzazione che stipula il contratto con il soggetto scientifico e dispone delle risorse finanziarie necessarie, oppure indiretto, quando e' un altro soggetto che detiene le risorse e stipula il contratto ma delega all'organizzazione l'esercizio delle funzioni politiche.

Il rapporto operativo della partnership avviene quando un'organizzazione civica collabora alla direzione ed alla organizzazione della ricerca, mentre quello della cooperazione si verifica quando l'organizzazione mette a disposizione tutte le risorse necessarie, siano esse umane, tecniche o organizzative al fine di inserirsi in una politica oppure ottenere il diritto di utilizzare i risultati della ricerca.

 

2.4.1.3 Le forme dell'analisi civica: la valutazione delle politiche pubbliche

Attraverso la forma delle valutazioni delle politiche pubbliche l' analisi civica contribuisce a far intervenire i cittadini in esse.

Una concretizzazione di questa forma dell' analisi civica e' il controllo della qualita' dei servizi.

La rispondenza a un sistema di standard, il livello di soddisfazione degli utenti di un servizio e la capacita' dei produttori di garantire i livelli di servizio dichiarati, sono i concetti di qualita' dei servizi che i cittadini organizzati tengono presente nei loro interventi.

Nel controllo degli standard vengono controllati gli indicatori e gli standard dei servizi. Le organizzazioni utilizzano strumenti che permettono di misurare l'attivita' di un servizio: attraverso gli indicatori, a cui vengono assegnati dei valori di riferimento, si stabilisce il livello minimo di accettabilita' delle situazioni rilevate. Se agli indicatori viene dato un valore da parte di un'autorita' pubblica, civica o scientifica, assume il valore di standard.

Questo controllo viene svolto in forma semplice, non ha, cio', significato statistico ma produce informazioni molto utili.

Come gia' detto le organizzazioni raccolgono le esperienze e le opinioni dei cittadini coinvolti nei servizi; le elaborazioni di questi dati permettono di vedere il livello di soddisfazione degli utenti, di evidenziare gli aspetti critici e quindi di individuare possibili azioni correttive. La raccolta delle informazioni in questione puo' avvenire in forma passiva, quando cioe' lo stesso cittadino che segnala la situazione, oppure in forma attiva attraverso campagne di informazione realizzate utilizzando strumenti come i questionari, interviste o altro.

Attraverso la redazione delle carte dei servizi, documenti che le aziende producono al fine di indicare i servizi e i livelli di essi che si impegnano a garantire, i cittadini possono intervenire concretamente sul rapporto tra impegni delle aziende e realta'  controllando la garanzia dei livelli di servizio dichiarati.

 

2.4.2 Il management delle organizzazioni civiche: l'amministrazione, la direzione e la gestione

Fanno inoltre parte degli strumenti che sono a disposizione dei cittadini organizzati l'assunzione di strategie e tecnologie riguardanti il versante interno e il rapporto con l'esterno delle organizzazioni.

Ogni organizzazione richiede funzioni relative all'amministrazione, alla gestione e alla direzione. In generale, per quanto riguarda un primo aspetto legato al  management, perche' un'organizzazione sia funzionale deve porre attenzione e cura agli aspetti progettuali, di implementazione e di valutazione della propria amministrazione.

 

2.4.2.1 Progettazione

In generale, un progetto puo' essere definito come la traduzione di un'idea in un piano di lavoro ordinato e particolareggiato quanto ad attuazione ed esecuzione (Moro, 1998, p. 170).

Quando i cittadini costituiscono un'organizzazione concretizzano un progetto che comprende la individuazione del campo di azione dell'iniziativa, del suo oggetto, dei potenziali aderenti, dei possibili alleati e dei probabili avversari.

Esistono molti modi per approcciarsi alla progettazione, i piu' utili per le organizzazioni civiche sono due: la progettazione strategica e quella operativa che sono strettamente legate.

Il progetto strategico, come suggerisce il termine, stabilisce il modo in cui le organizzazioni devono impostare e condurre le decisioni sui temi importanti; esso indica le coordinate per costruire il programma delle attivita', dello staff, delle risorse utili, etc., insomma contiene tutte le azioni che un'organizzazione deve seguire ed intraprendere per mettere in pratica i suoi fini.

La progettazione strategica e' uno strumento prezioso che, per, puo' andare incontro a fallimenti. Alcuni si verificano quando risultano esserci troppe idee con la mancanza di coordinazione; altri quando l'organizzazione non tiene conto dei cambiamenti che avvengono nell'ambiente circostante, cioe' tra i possibili sostenitori del progetto, rispetto agli accordi iniziali.

Altre ragioni che possono essere causa di fallimento sono il mancato consenso al piano strategico di una parte degli attori coinvolti, la mancata verifica del progetto in relazione alle effettive risorse che l'organizzazione ha a disposizione, oppure, a seguito di esso, l'assenza della progettazione operativa.

Attraverso il progetto operativo gli obiettivi strategici e le strategie a loro connesse, elaborati nel piano strategico, vengono scomposti in obiettivi operativi o specifici.

In questo progetto si fissano le linee guida sul come attuare la propria azione, vengono fissati i tempi, i modi, i costi, i numeri e la tipologia delle risorse umane, tecniche e finanziarie da impiegare.

Tenuto conto che spesso le organizzazioni ricevono finanziamenti pubblici o privati, si rende necessario che i finanziatori siano aggiornati sulla messa in opera di quanto stabilito nelle progettazioni, quindi le organizzazioni devono produrre vari tipi di documentazione progettuale che siano adeguati alla situazione e agli interlocutori.

In molti casi il finanziatore stesso che determina gli argomenti su cui vuole essere informato per poter valutare la concessione del finanziamento; in altri, invece, e' necessario che l'organizzazione rediga un documento in forma sintetica che definisca l'oggetto, le finalita' e la rilevanza del progetto per i possibili finanziatori; che indichi gli strumenti che verranno utilizzati, i tempi, le strutture, le risorse che si dovranno impiegare e la descrizione dello svolgimento del progetto.

 

2.4.2.2 Implementazione

La fase dell'implementazione consiste nella messa in opera del progetto, per far cio' le organizzazioni devono utilizzare strumenti quali la programmazione, il monitoraggio, lo strutturagramma e l'organigramma. La funzione di questi strumenti quella di controllare e rendere pubblico la svolgimento delle attivita' stabilite nella progettazione.

La programmazione utile per gestire e tenere sotto controllo nel tempo l'esecuzione del progetto: infatti per ogni attivita' definita dal piano operativo devono essere indicati i tempi di inizio e termine dei lavori. Attraverso lo strumento della programmazione si possono costruire diagrammi di varia tipologia, a seconda delle dimensioni e delle specifiche esigenze delle organizzazioni, che permettono di ottenere informazioni generali sull'attuazione del piano operativo.

Lo strutturagramma serve per rappresentare graficamente la struttura istituzionale, il sistema di funzioni, di responsabilita' e il modo di funzionare di un'organizzazione. L'organigramma invece indica il responsabile e i componenti del gruppo di ogni polo operativo individuato dallo strutturagramma.

Il monitoraggio viene utilizzato per verificare l'esecuzione dei programmi e per adeguare il progetto iniziale alla realta'; esso serve quindi per controllare e valutare le attivita' svolte, per risolvere i possibili problemi e uniformare i programmi e le azioni in relazione a quanto avviene durante la loro realizzazione.

 

2.4.2.3 Valutazione

La valutazione e' utile per verificare gli effetti che le attivita' progettate ed eseguite hanno avuto sulla realta'. Cercando di individuare gli elementi piu' utili da valutare per migliorare il funzionamento e l'efficacia delle organizzazioni, essa, per valutare i progetti e le attivita', si basa su due criteri generali. Questi si riferiscono uno al tema della efficienza, individua quindi il rapporto esistente fra quanto concretizzato effettivamente e le energie impiegate a tale scopo, l'altro al tema dell'efficacia, verifica il conseguimento dei risultati attesi in base al progetto con il cambiamento della realta' su cui si operato.

La valutazione a seconda del momento in cui avviene si puo' catalogare come preliminare, che serve a determinare la fattibilita' del progetto; in corso d'opera, che serve a identificare e a eliminare i difetti del progetto; finale, che utilizzata per verificare il raggiungimento degli obiettivi posti dal progetto.

Puo' essere valutazione interna quando viene fatta dai membri che realizzano il progetto; valutazione esterna, quando realizzata dai componenti della stessa organizzazione non impegnati nel progetto, da figure o agenzie specializzate, dai rappresentanti dei finanziatori e dagli utenti del progetto.

 

2.4.3 Il management delle organizzazioni civiche: la gestione delle risorse umane, tecniche e finanziarie

Le risorse sono un elemento di vitale importanza per le organizzazioni perche' rappresentano ricchezze che devono essere curate e ampliate in modo attento in quanto molto spesso limitate.

 

2.4.3.1 Le risorse umane

Le persone che compongono l'equipe permanente di un'organizzazione devono essere considerate risorse importanti in quanto essenziali per il funzionamento quotidiano e concreto di essa: tutte le organizzazioni hanno bisogno di persone che si assumano la responsabilita' tecnica dell'attuazione dei programmi; indispensabile, infatti, che ci sia qualcuno che invita, accoglie e addestra i volontari. Per questo motivo prima di cercare il personale e quindi diffondere la domanda di reperimento, importante che si faccia una descrizione del lavoro per chiarire e specificare le caratteristiche che servono.

I curriculum verranno esaminati per una prima selezione a cui seguiranno dei colloqui che permetteranno di comparare i candidati e di far emergere la loro individualita' e capacita'.

Una volta scelti i collaboratori, i responsabili devono impegnarsi per creare un ambiente favorevole, il loro compito, oltre alla valutazione e al monitoraggio dei collaboratori, quello di coinvolgerli nella vita dell'organizzazione, offrendo anche l'opportunita' di proporre idee e di contribuire all'assunzione di importanti decisioni e progetti.

Un aspetto importante di cui il manager deve tenere conto che nella vita di un'organizzazione possibile che insorgano dei conflitti. Il motivo e l'argomento di tali conflitti possono essere i piu' diversi e possono toccare le singole persone o riguardare alcuni gruppi dell'organizzazione. Per questo il manager deve prevenirli mantenendo un equilibrio fra le parti attraverso la circolazione dell'informazione, la disposizione di regole precise, la divisione attenta del lavoro. Deve avere anche la capacita' di gestirli in modo tale che essi siano opportunita' di crescita e non di disgregazione per l'organizzazione: eliminando subito i fattori che originano il conflitto, fungendo da mediatore o cercando di ridurre al minimo i danni quando una delle due parti esce dall'organizzazione.

 

2.4.3.2 Le risorse finanziarie

Trovare i finanziamenti per operare e saperli gestire un elemento vitale per un'organizzazione.

Per la gestione delle risorse finanziarie si possono utilizzare diversi essenziali strumenti.

Il bilancio preventivo, che deve essere costantemente aggiornato e ridefinito, fissa, dal punto di vista finanziario, cio' che si vuole realizzare durante un determinato periodo; i  responsabili devono valutare e prevedere quali e quante saranno le fonti di entrata e stimare le uscite.

Il controllo finanziario si utilizza per verificare, ogni quindici giorni o mensilmente, i flussi di denaro, di conseguenza serve per sapere l'effettiva liquidita' disponibile per portare avanti il lavoro.

La contabilita' serve per esigenze legali ma aiuta anche a tenere sotto controllo la situazione economica e finanziaria nonche' per rispondere in modo attendibile ai finanziatori.

Nel bilancio consuntivo, che viene presentato e approvato dall'organizzazione ai propri finanziatori al termine di ogni anno finanziario, vengono indicate le entrate e le uscite e la situazione economica dell'organizzazione.

Tutte le organizzazioni che hanno dimensione economica e quindi posseggono partita IVA, codice fiscale e registri delle fatture, hanno degli obblighi fiscali e amministrativi e di conseguenza delle scadenze da rispettare: utile in questo caso consultare un commercialista per impostare un quadro di tali scadenze.

 

2.4.3.3 Le risorse tecniche

Pur esistendo alcuni ostacoli di carattere economico, di formazione e di disponibilita' di spazi alla dotazione delle risorse tecniche, esse sono indispensabili perche' permettono la concretizzazione delle idee.

Innanzitutto ogni organizzazione ha bisogno di una sede e di disporre gli spazi in essa; ciascuno spazio puo', in caso di necessita', essere adattato a specifiche esigenze e quindi assumere funzioni differenti. Per determinare la dimensione della sede, gli organizzatori dovrebbero tenere conto della consistenza che l'organizzazione potra' assumere nel medio periodo e non in base a quella di partenza. Sono importanti la sala riunioni e quella operativa, ogni persona, poi, dovra' avere un proprio spazio.

Essa deve poi dotarsi di strumenti essenziali, ad esempio il telefono, il computer, il fax, la stampante, la fotocopiatrice, etc. che permettono lo svolgimento del lavoro quotidiano, e l'archiviazione del materiale prodotto durante la propria attivita' in modo veloce e facilmente accessibile.

 

2.4.4 Il management delle organizzazioni civiche: strategie operative e strumenti funzionali alla conoscenza degli attori sociali

Le organizzazioni oltre a curare gli aspetti riguardanti il management interno devono creare un rapporto di scambio con l'esterno, cioe' con quegli attori che fanno parte dell'ambiente circostante e che condizionano il funzionamento dell'organizzazione e il raggiungimento degli obiettivi fissati in quanto significativi di potere o di influenza.

Vi sono specifiche strategie e strumenti che le organizzazioni possono attuare ed utilizzare per delineare e verificare sia l'utilita' e gli effetti delle loro azioni, sia i comportamenti dei soggetti esterni inerenti al proprio ambiente circostante.

Creare una mappa dei soggetti esterni, innanzitutto, il punto di partenza che aiuta i cittadini organizzati ad identificarli e ad avere una piu' chiara visione della situazione.

 

2.4.4.1 Il concetto di rete

Tra gli strumenti che aiutano l'organizzazione ad identificare l'ambiente che la circonda c'e' l'approccio del network che analizza le relazioni sociali esistenti tra i diversi soggetti coinvolti in una azione di cittadinanza attiva, viste appunto come rete di relazioni.

Scopo di questo approccio individuare e analizzare i legami che ogni individuo instaura con gli altri e che plasmano e modificano il comportamento dei soggetti.

Un network un modello di relazioni di collegamento attraverso le quali circolano aiuti e informazioni su uno specifico oggetto (Moro, 1998, p.230; Rubin, Rubin, 1992).

Le reti decentralizzate come quella che fa capo a questo approccio, caratterizzato da legami deboli scarsamente formalizzati, permettono la libera comunicazione tra gli individui e costituiscono lo strumento che i cittadini utilizzano per aiutarsi nella soluzione dei problemi.

Infatti le reti informali uniscono i soggetti in tutte le direzioni in quanto sono caratterizzate da confini non continui e deboli (Smith, Macie, 2004).

I network possono collegare individui, gruppi ed organizzazioni, che sono interessate ad argomenti particolari oppure coinvolgere differenti tipi di relazioni basate su temi comuni, su legami di parentela, di amicizia o di lavoro.

Attraverso questo approccio anche le piccole organizzazioni possono avere molte piu' occasioni di scoprire risorse ed elementi di forza da cogliere.

 

2.4.4.2 Il coinvolgimento delle persone

Il coinvolgimento delle persone nelle organizzazioni e' una necessita' in quanto senza il passaggio da cittadino comune a cittadino attivo non esisterebbe la cittadinanza attiva. Coinvolgere per le persone nelle attivita' di un'organizzazione un compito oneroso perche' comporta un lavoro rilevante che richiede tempo, energie, impegno, costanza e creativita'; le persone, una volta coinvolte, infatti, vanno seguite e motivate affinche' diventino una risorsa.

Per mobilitare e coinvolgere le persone, le organizzazioni civiche possono offrire dei benefici, proporre quindi uno scambio di beni di cui tutte le organizzazioni dispongono e che possono essere: sociali, ad esempio l'aumento della propria posizione sociale, economici e materiali come il poter accedere alla consulenza legale, oppure culturali attraverso l'opportunita' di formazione ed aggiornamenti su argomenti di interesse.

 

2.4.4.3 Le relazioni politiche

L'impegno nelle relazioni politiche indispensabile perche' permette di influire sui processi di decisione e realizzazione di provvedimenti nelle politiche in cui essa e' impegnata.

Le relazioni politiche vengono realizzate dalle organizzazioni per conseguire risultati che riguardano specifici obiettivi. Quando gli organizzatori progettano le attivita', nel piano prodotto deve rientrare anche una parte relativa alle relazioni politiche che permetta di specificare il tema o il problema che sara' oggetto di tali relazioni; definire l'oggetto della propria proposta con la messa a punto degli argomenti da presentare e la scelta degli strumenti da utilizzare, dopo aver identificato i poteri, le competenze e le responsabilita' dei soggetti con i quali si deve entrare in relazione. Nel campo delle relazioni politiche poi, nessun buon risultato puo' essere raggiunto da soli, percio' e'  necessario che nel piano rientri anche una strategia di alleanze che possono riguardare sia altre organizzazioni civiche che soggetti della societa' civile o delle istituzioni con le quali si vuole entrare in relazione.

 

2.4.4.4 La comunicazione

Trasmettere i messaggi e avere una comunicazione bidirezionale, sia con il gruppo interno che con il pubblico esterno, e' uno strumento essenziale per perseguire i propri obiettivi.

La comunicazione, composta dall'emittente, dal destinatario e dal feedback, e' un sistema soggetto a continue modifiche, gli strumenti che si possono utilizzare sono molti e vanno selezionati in base alle esigenze, alla situazione, alle condizioni ambientali, ai destinatari.

Alcuni esempi sono: il comunicato stampa che e' il modo piu' diretto per diffondere le notizie; i dossier, i resoconti e i rapporti che sono utili per trasmettere notizie sulle attivita' della propria organizzazione; le interviste per telefono che, rilasciate come commento ad eventi di attualita', sono il modo piu' rapido che i giornalisti utilizzano per ottenere notizie.

Per una comunicazione efficace gli emittenti devono sviluppare un programma nel quale possono anche, una volta identificati gli obiettivi, determinare la tipologia di messaggi piu' consona da trasmettere e come superare l'attenzione selettiva, cioe' il fenomeno per cui ognuno percepisce in modo selettivo i messaggi che l'ambiente circostante gli invia.

Nel programma, gli organizzatori, devono tenere conto che le persone hanno un proprio consolidato patrimonio di conoscenze ed esperienze ed e' attraverso questo che percepiscono i messaggi, conoscere quindi questi ambiti aiuta molto i comunicatori a inviare messaggi assimilabili.

Sia che le organizzazioni comunichino attraverso mezzi quali i giornali, la radio, la televisione o attraverso le reti telematiche, seguire alcuni principi puo' facilitare loro il compito.

Le organizzazioni, infatti, devono dimostrare di essere una fonte attendibile e seria di informazioni, di avere la chiarezza di quali sono gli obiettivi di informazione che si vogliono ottenere attraverso il messaggio, di trasmettere messaggi che siano attuali e pertinenti in modo tempestivo. Le notizie, poi, per essere esaurienti, devono essere redatte tenendo conto di alcuni riferimenti fondamentali, riassunti nella regola delle cinque W: who (chi), what (cosa), when (quando),  where (dove) e why (perche'), regola a cui viene aggiunto l'elemento how (come).

 

2.4.5 Il management delle organizzazioni civiche: la raccolta dei fondi

Infine un'altro strumento importante a disposizione delle organizzazioni civiche la raccolta di quelle risorse finanziarie necessarie ad adempiere i propri impegni.

Innanzitutto, prima di avviare l'attivita' di raccolta, essenziale effettuare una pianificazione e una progettazione che consentano di definire le fonti, le modalita' e la quantita' dei finanziamenti, di presentare in modo efficace la causa dell'organizzazione attraverso un testo che spieghi la ragione dell'esistenza della stessa e il perche' dovrebbe essere sostenuta.

Mediante la pianificazione e la progettazione, inoltre, si attua l'analisi della composizione dei fondi (cioe' beni che compongono o potranno comporre le entrate dell'organizzazione) che permette di individuare possibili squilibri e i potenziali rischi. Risulta importante che la provenienza dei fondi, sia diversificata, quindi non legata a una sola fonte di finanziamento, ed equilibrata, cioe' che rientri nella media della composizione dei fondi nel settore di cui fa parte la propria attivita'.

 

2.4.5.1 I fondi privati

Per rivolgere una richiesta di contributo, le organizzazioni devono compiere un'attenta analisi per identificare i soggetti che comporranno, potenzialmente, il proprio gruppo di sostenitori e finanziatori.

I principali strumenti che possono utilizzare per i donatori privati sono vari (ad esempio il contatto personale, l'invio di lettere o la richiesta telefonica e la realizzazione di eventi pubblici, etc.) e la loro scelta deve avvenire dopo un attento esame della consistenza finanziaria dell'organizzazione perche' alcuni di essi hanno costi elevati; e' bene comunque utilizzare piu' strumenti di raccolta fondi in modo che se uno strumento rende scarsamente sia compensato dagli altri.

 

2.4.5.2 I fondi delle imprese

Le organizzazioni possono instaurare rapporti per la raccolta fondi anche con le imprese private.  Anche in questo caso e' necessario che venga fatta una scelta per identificare a chi rivolgere le proprie richieste.

Per quanto riguarda la ricerca di sponsor, le organizzazioni dovrebbero partire con l'individuazione del legame esistente fra esse, o la specifica iniziativa, e gli obiettivi che l'impresa si propone di raggiungere finanziando le attivita'. Presentando, poi, ai possibili finanziatori un progetto che mette in relazione la propria proposta con gli obiettivi dell'azienda. Questo progetto deve essere presentato tenendo conto della tempistica necessaria alle aziende di prendere in considerazione la proposta, di valutarla e decidere riguardo alla sponsorizzazione.

Tra le organizzazioni civiche e le aziende, oltre a un rapporto legato alle sponsorizzazioni, si puo' realizzare un rapporto contrattuale che si esplica con la vendita di beni e servizi da parte di quelle organizzazioni in grado di produrli alle imprese. Le aziende potrebbero infatti chiedere alle organizzazioni di utilizzare le loro capacita' di produzione di analisi civica oppure di svolgere attivita' formative per i propri dipendenti o dirigenti, etc.

 

2.4.5.3 I fondi pubblici

Il terzo principale mercato della raccolta fondi per le organizzazioni civiche e' quello pubblico. Per pubblico, qui, si puo' intendere lo stato, le regioni, gli enti locali (comuni e province), in parte le aziende di servizio (come le municipalizzate) in corso di privatizzazione o gia' privatizzate ma a maggioranza di proprieta' pubblica e sempre di piu' la Unione Europea. Per quanto riguarda lo spostamento delle organizzazioni italiane verso l'Unione Europea cio' e'  dovuto al fatto che l'Unione dispone di una quantita' ingente di fondi da spendere e ha un atteggiamento complessivamente molto piu' favorevole dello stato italiano nei confronti della possibilita' di utilizzare le organizzazioni civiche, spesso in concorso con soggetti privati ( Moro, 1998, p. 275 e p. 279).

I fondi pubblici statali hanno tre diverse modalita' di erogazione: quella delle donazioni e dei contributi a fondo perduto, cioe' piccole qua'antit di denaro che sostengono le organizzazioni con un'attivita' di natura limitata. Quella del patrocinio e del sostegno di specifiche iniziative, cioe' della copertura della totalita' o di una parte delle spese che unorganizzazione sta sostenendo per un progetto definito nel tempo, oppure la fornitura di beni e servizi utili alla stessa. Infine quella dei contratti e delle convenzioni per progetti e servizi di interesse pubblico, dove l'organizzazione civica realizza un servizio o un progetto per conto dell'amministrazione che versa, per questo scopo, un corrispettivo globale o a sola copertura delle spese realmente sostenute.

Legato al sostegno che lo stato da' alle organizzazioni c'e' la defiscalizzazione, cioe' la rinuncia, da parte dello stato, alle entrate fiscali dalle organizzazioni stesse o dai loro sostenitori; attuando questa modalita' lo stato riconosce valore sociale alle attivita' che esse svolgono.

 

Capitolo 3

Le proposte dell'Erba Voglio

 

3.1 Le proposte dell'Erba Voglio

I collaboratori volontari dell'Associazione Erba Voglio, oltre a gestire le attivita' di routine concordate con il Comune di Genova, nel tempo, si sono adoperati per realizzare progetti di natura informativo educativa, sia per venire incontro agli ospiti che volevano approfondire la conoscenza del giardino, sia per fare avvicinare i bambini delle scuole del quartiere alla natura e agli aspetti ad essa legati.

I volontari permanenti con preparazione nel campo ambientale e didattico, assieme a quelli del Servizio Civile e agli Obiettori di Coscienza che si sono succeduti nel tempo, con volonta' e dedizione si sono quindi impegnati nella realizzazione di alcune proposte. Queste proposte, che sono state sviluppate nel corso di quasi dieci anni, sono state influenzate, e si prevede che lo siano anche nel futuro, da alcune variabili quali la disponibilita'di tempo dei collaboratori, l'interesse degli insegnanti delle scuole di quartiere o del pubblico frequentante, le competenze dei Volontari del Servizio Civile dopo. Infatti un'idea ben radicata dei collaboratori permanenti dell'Associazione e' che le persone che prestano servizio nell'area devono essere aiutate ad esprimere le proprie competenze, ed e' proprio in base a tali competenze che vengono privilegiati e sviluppati maggiormente alcuni tipi di proposte rispetto ad altri.

In generale il giardino offre ai bambini piu' piccoli alcune strutture permanenti, tra cui una sabbiera di grandi dimensioni e, recentemente, un campetto con erba sintetica per il gioco a pallone dei giovani ospiti di eta' un po' piu' elevata.

 

Fig. 3.1.1 La pista per le grette

Fig. 3.1.2 Il pampano realizzato dai bambini

Nella porzione pavimentata del giardino inoltre e' lasciata la possibilita' di organizzare giochi attraverso l'uso di strutture effimere, quali sono quelle tracciate col gesso direttamente sulla pavimentazione: si trova, quindi, il gioco del pampano e una pista per le grette, realizzazioni degli stessi ragazzi che frequentano il giardino.

Fig. 3.1.3 L'aiuola delle piante aromatiche

Fig. 3.1.4 L'aiuola delle piante aromatiche

 Il giardino contiene anche una aiuola in cui sono state raccolte le piante aromatiche tipiche della flora ligure: tutte le piante presenti hanno accanto cartelli che presentano il nome del vegetale e le informazioni piu' importanti. interessante vedere che non solo gli adulti si avvicinano incuriositi ad osservare, ma con loro anche i bambini che chiedono spiegazioni e attraverso gli odori e le forme imparano a riconoscere i diversi esemplari.

Anche per la realizzazione di questa aiuola e' stata ben accetta e si e' rivelata particolarmente importante la partecipazione dei cittadini che frequentano il Giardino e che hanno offerto le piante.

Fig. 3.1.5 Baracca degli attrezzi con la bacheca

A disposizione di tutti coloro che sono interessati, inoltre, i volontari affiggono in bacheca, ogni mese, le informazioni riguardanti le fioriture delle piante che, nel periodo, possono essere osservate nel Giardino.

Fig. 3.1.6 Festa di compleanno sotto il gazebo  all'Erba Voglio

Una proposta, che si e' sviluppata da richieste degli ospiti che frequentano l'area e che i collaboratori hanno accolto con favore, e' il festeggiamento dei compleanni e l'organizzazione di piccole feste o cene, momenti di allegria e unione dove prevale la socializzazione.

 

3.2 La sabbiera

Come si e' gia' detto in precedenza, il giardino dispone di una grande sabbiera le cui caratteristiche (strutturali e pedagogiche) sono state descritte in un capitolo precedente. Qui di seguito sono raccolte alcune immagini dei bambini all'opera nella sabbiera.

Fig. 3.2.1 Bambini che giocano nella sabbiera

In questa struttura, che come gia' noto e' stata ricavata da un preesistente campo per il gioco delle bocce che non era utilizzato all0'interno del Giardino, i bambini possono giocare e liberare la loro fantasia.

Fig. 3.2.2  Realizzazione di un uomo di sabbia

3.3 La raccolta e la distribuzione della frutta

Una delle attivita' che si e'  dimostrata particolarmente gradita agli ospiti e' la raccolta e distribuzione di frutta di stagione prodotta dagli alberi del giardino e raccolta dai volontari.

Questa iniziativa, sviluppatasi nel tempo, si sta trasformando in una vera e propria tradizione: infatti da anni le classi della scuola primaria e le sezioni della scuola dell'infanzia site nel quartiere, nel mese di Giugno, vengono con regolarita' al giardino per raccogliere e assaggiare le nespole.

A questo proposito riporto un'intervista telefonica rilasciata gentilmente dalla maestra Maria Grazia circa l'attivita' che ha svolto con i bambini della scuola dell'infanzia Garibaldi.

Domanda: Quale attivita'  e' stata svolta presso l'Erba Voglio e come e' stato sfruttato in classe il lavoro?

 

Risposta: L'attivita' e' stata  intitolata Colorar mangiando, mangiare colorando, a' stata sviluppata per insegnare ai bambini i colori e coinvolge tutti i bambini della scuola dell'infanzia, dai 3 ai 5 anni.

Ad ogni eta' vengono fatte proposte differenti che seguono il grado di sviluppo dei bambini. Con i piu' piccoli si svolgono soprattutto attivita' di manipolazione e pittura per arrivare, con i bambini di 5 anni, alla preparazione di cibo.

Ogni settimana, seguendo il progetto, viene  affrontato un colore diverso e i bambini portano oggetti e cibo del colore stabilito. Quando si e' arrivati alla settimana dell'arancione si e' unito il lavoro a scuola con la raccolta delle nespole che maturavano all'Erba Voglio proprio in quel periodo.

 

Domanda: Puo' dare una sua valutazione sulla validita' del lavoro e dell'esperienza?

 

 Risposta: Il punto di  partenza e' che noi crediamo che i bambini, in questa fascia d'eta', imparino attraverso i sensi (in particolare la proposta coinvolge il senso del gusto e  del tatto) e questa proposta unisce due aspetti: quello dell'educazione alimentare e quello dei colori.

un'esperienza di ricerca azione che si puo' modificare ogni volta e coinvolge appunto tutte le fasce d'eta' presenti nella scuola dell'infanzia.

 

Domanda: Un parere, come maestra, sull'esperienza e sulla struttura ed eventuali suggerimenti per un suo miglioramento?

 

Risposta: Sia gli abitanti del quartiere che i bambini conoscono bene il Giardino, dopo la scuola i genitori portano li' i loro bambini per giocare. Esso inoltre viene sfruttato dalla scuola anche per feste di fine anno e per spettacoli teatrali.

E' stato importante ed risultata un'esperienza utile per il lavoro che si stava facendo il coniugare oltre al lavoro in classe anche la raccolta delle nespole nel Giardino perche', dopo aver raccolto la frutta, i bambini hanno potuto, tutti insieme (anche quelli normalmente piu' restii e timidi), mangiarla direttamente sul posto.

E' un luogo protetto dove i bambini possono fare esperienze ed apprendere.

 Fig. 3.3.1 L'arrivo dei bambini della Scuola dell'infanzia per la raccolta delle nespole

         

                                                                   Figg. 3.3.2  La raccolta delle nespole         Fig. 3.3.3 Il risultato della raccolta

Fig. 3.3.4 Il risultato della raccolta

In autunno poi i volontari raccolgono e distribuiscono i corbezzoli mentre negli ultimi fine settimana di Agosto viene distribuita a tutti gli ospiti presenti la produzione di uva fragola.

Dall'inverno del 2006 i soci hanno potuto cominciare la distribuzione della prima produzione di Kaki essiccati, una produzione rara da trovare in commercio che viene elaborata direttamente dai volontari tramite piccoli essiccatori casalinghi, mentre dall'estate del 2007 avviene anche la distribuzione delle nocciole. Dal prossimo anno, in funzione del grado di sviluppo raggiunto dalle piante messe a dimora in precedenza, preventivata anche quella delle noci, delle amarene e delle ciliegie.

 

3.4 Le attivita' di animazione

Su iniziativa della Volontaria del Servizio Civile presente nell'anno 2006 e' stata sviluppata un'attivita' volta a valorizzare i giochi che tradizionalmente si

Fig. 3.4.1 Bambini impegnati nel gioco della dama e della tela

fanno all'aperto: il pampano, le grette, la dama, il disegnare sui tavoli all'aperto, etc..

Questo con il fine di rendere i bambini autonomi nei giochi, in modo da abituarli a potersi organizzare i propri momenti ludici anche in assenza di un adulto animatore; l'iniziativa si e' dimostrata molto apprezzata e non si e' conclusa con il termine del Servizio della Volontaria ma ha avuto seguito anche dopo che la ragazza aveva concluso la sua collaborazione con l'Associazione.

 

3.5 La piccola biblioteca e l'angolo della lettura

Nel tempo, oltre alle donazioni di giochi vari, i collaboratori permanenti del giardino hanno ricevuto anche una quantita' crescente di libri offerti in dono perche'  fossero messi a disposizione degli ospiti.

I testi si sono accumulati fino a raggiungere l'ordine di alcune centinaia di pezzi. Per non disperdere o rovinare un simile patrimonio, i volontari hanno quindi organizzato una piccola libreria all'interno della baracca degli attrezzi per poter procedere al prestito dei volumi alle persone che fossero interessate.

Inizialmente per il numero dei cittadini che ha deciso di usufruire di questo servizio offerto era esiguo, quindi i collaboratori insieme alla Volontaria del Servizio Civile che ha prestato servizio nel 2006, e che frequentava la Facolta' di Scienze della Formazione, hanno proposto una nuova iniziativa chiamata Angolo della lettura.

Fig. 3.5.1 L'angolo della lettura all'aperto

Tutti i venerdi' pomeriggio la Volontaria del Servizio Civile avrebbe letto storie per i bambini piccoli, gli ospiti piu' numerosi e affezionati del giardino. Nei giorni di bel tempo questo momento di incontro si sarebbe svolto all'aperto, seduti sulle panchine o in circolo sul prato, mentre nei giorni freddi l'angolo della lettura si sarebbe tenuto nella baracca, accanto allo spazio della piccola biblioteca.

Fig. 3.5.2 L'angolo della lettura nella baracca

Obiettivi di questa iniziativa erano quelli di far avvicinare i bambini al mondo della parola scritta e soprattutto di sensibilizzare alla lettura i genitori attraverso i loro figli.

 

3.6 Lo stagno

Lo stagno presente nell'area verde e' stato realizzato dai volontari e dai collaboratori dell'Associazione con l'idea di proporre ai bambini, ed in particolare agli alunni delle scuole, un'occasione per effettuare visite didattiche guidate per piccole osservazioni naturalistiche. Sono occasioni interessanti che permettono di entrare in contatto con il ciclo della natura e di osservare in prima persona i comportamenti e le diverse fasi dei cicli della flora e della fauna.

A differenza degli stagni che si possono trovare nella maggior parte dei parchi pubblici, che presentano fauna e flora di provenienza spesso non e' specificata e poco riconducibile alle specie caratteristiche del luogo, lo stagno dell'Erba Voglio cerca di riproporre una micronicchia ecologica tipica di un ambiente ligure piemontese.

Fig. 3.6.1 Primo piano dello stagno

Tutti gli elementi che lo compongono sono stati prelevati allo stato selvatico da ambiente dell'entroterra e si e' cercato di ricreare quell'equilibrio stabile gia' esistente in natura e che ne garantisse la sopravvivenza.

Come gia' accennato nel primo capitolo, le rocce, le pietre, l'acqua e il fango del fondale, con la sua microfauna caratteristica (vermi, larve ecc.) che sono stati collocati nello stagno, sono stati prelevati dal fiume Borbera e da altri torrenti liguri, cosi' come le piante acquatiche ed i piccoli pesci.

Attraverso questi componenti lo stagno e' diventato una vera e propria piccola nicchia ecologica, che ha raggiunto un suo equilibrio stabile ma delicato, che bisogna sempre salvaguardare.

In esso sono presenti, oltre alla tipica fauna da stagno, pesci come i vaironi, una raganella mediterranea e libellule della specie Aeschna cyanea.

I vaironi possono raggiungere la lunghezza di 20-25 cm circa e pesare anche 500 gr. Il loro habitat naturale sono i fiumi, i laghi ed i torrenti. Gli esemplari che inizialmente sono stati introdotti nello stagno dell'area verde sono stati prelevati dal Torrente Borbera.

 

Fig. 3.6.2  Un vairone nello stagno del giardino

La raganella Hyla meridionalis presente nel giardino e' stata introdotta in esso prima della costruzione dello stagno e proveniva dalle alture di Granarolo. La Hyla meridionalis ha una lunghezza di 3-5 cm e ha un canto particolare in quanto piu' lento di quello della Hyla arborea arborea.

Fig. 3.6.3 Raganella (Hyla meridionalis) fotografata dai bambini della scuola dell'infanzia durante la visita al giardino

L'esemplare presente nell'area verde, con il suo canto, ha richiamato dalle zone circostanti il Giardino un esemplare femmina e tra i mesi di Aprile e Luglio il loro tipico gracidare intervallato era udibile nei dintorni. Questo tipo di raganella ama arrampicarsi, infatti si osserva  piu' spesso tra i cespugli o sugli alberi che al suolo o nello stagno; questo animale si nutre di insetti e depone le uova nello stagno tra i mesi di Maggio e Giugno. Durante un sopralluogo effettuato dai bambini di una scuola dell'infanzia e' stata scattata la foto dell'esemplare di Raganella rappresentata in figura 3.6.3.

La Aeschna cyanea e' una libellula le cui larve vivono sul fondo degli stagni (per alcune specie lo stadio larvale raggiunge un periodo massimo di 5 anni).

Fig. 3.6.4 Libellula Aeschna cyanea

Sulle foglie dei vegetali circostanti le zone d'acqua ferma, immobili al momento della muta, si possono osservare per prime le neanidi di questa specie, le libellule allo stadio giovanile, ed infine le esuvie (le spoglie della muta ormai abbandonate).

Queste ultime (figura 3.6.5), nello stagno del giardino in questione, si possono localizzare sugli Iris Acquatica, piu' noto come iris giallo (figura 3.6.6) e vengono fatte osservare ai bambini durante la spiegazione del ciclo di vita delle libellule.

              

Fig. 3.6.5  Particolare di un'esuvia                 Fig. 3.6.6 Particolare di Iris Acquatica

Durante la loro vita larvale, le libellule si nutrono di larve di zanzara, di girini e avannotti di pesci. Queste libellule sono state introdotte nello stagno, sotto forma di larva, attraverso le taniche di acqua raccolte dal torrente Borbera.[6]

 

3.7 Il sito internet

Il sito web del giardino, pubblicato su internet all'indirizzo http://digilander.libero.it/erbavoglio/, e'stato realizzato pensando di offrire una possibilita' di approfondimento agli ospiti che in generale frequentano l'area e di creare un punto di riferimento per le scuole del quartiere che, prima e dopo le visite, vogliano approfondire la conoscenza del giardino e cio' che vi e' presente.

Esso contiene tutte le notizie e gli avvisi che possono essere utili o di interesse per i visitatori, sia quelli che lo visitano virtualmente, tramite web appunto, sia quelli che lo visitano nel concreto.

La pagina iniziale rimanda ad altre che contengono la storia della realizzazione dell'area in breve, le attivita' di routine e collaterali svolte dai collaboratori volontari e da un obiettore di coscienza che prestava servizio annuale, la piantina con il percorso da fare per arrivare al giardino, l'elenco delle specie presenti, le osservazioni del mese con indicazioni e descrizioni delle piante e degli animali che si possono osservare durante il mese in corso, una pagina contenente citazioni sulle piante e sugli animali, una pagina di link e segnalazioni che rimanda a quei luoghi o esercizi che sono stati visitati e che possono interessare. La nascita di questa sezione non era stata progettata quando stato realizzato il sito ma si e' sviluppata nel tempo.

Fig. 3.7.1 Pagina iniziale del sito  web

Il sito contiene anche una pagina con notizie quali il calendario dei compleanni o feste varie che verranno realizzati nel Giardino e infine una pagina contenente le recensioni di libri riguardanti la natura, realizzate dal presidente dell'Associazione signor Barletta, che gli ospiti possono, se interessati, acquistare in libreria.

Il sito web e' stato realizzato poco dopo l'apertura del giardino e il desiderio dei volontari per l'immediato futuro e'quello di rinnovarlo, aiutati dall'attuale  Volontario del Servizio  Civile, sia per quanto  riguarda l'aspetto grafico, sia dando piu' opportunita' ai visitatori di approfondire gli argomenti a cui sono piu' interessati tramite i link.

 

3.8 Lavori con le scuole

Il primo obiettore di coscienza che ha prestato servizio al Giardino dell'Erba Voglio tra il 1998 e il 1999, neolaureato in Scienze della Natura, ha inaugurato e portato avanti alcune attivita' didattiche con le scuole. Esse consistevano in attivita' svolte, in classe e nel giardino, in piu' incontri e riguardanti l'osservazione della flora.

In particolare si sono svolte osservazioni delle piante, delle foglie, delle fioriture.

Dall'insieme degli incontri realizzati si e' potuto notare che le attivita' hanno avuto inizio alla fine del mese di ottobre 1998 e si sono concluse nel mese di marzo 1999. Cio' ha permesso di seguire nel tempo le evoluzioni e i cambiamenti della natura nel Giardino.

Le scuole coinvolte nel progetto erano le scuole primarie Garibaldi e Montale. Un incontro singolo ha coinvolto anche i bambini della scuola dell'infanzia di via Bologna.

I ragazzi coinvolti appartenevano alle classi prime, seconde, quarte e quinte di sezioni differenti.

Dopo le lezioni introduttive, i ragazzi con le insegnanti e l'obiettore, hanno affrontato, oltre alle osservazioni, anche incontri sull'agricoltura, sull'ambiente naturale, sull'ecologia, sulla classificazione, sui licheni e l'inquinamento.

Ogni sezione ha affrontato un proprio percorso che ha portato, in conclusione, all'osservazione delle fioriture.

 

3.9 Progetto Giochinerba

Nel 1999 l'Associazione Erba Voglio con l'afferenza dell'Associazione in ARCI-ragazzi, sviluppa un progetto, che in seguito stato finanziato, rivolto a tre scuole del quartiere: esso era stato proposto, in collaborazione con il Circolo Segnali di Fumo, non per migliorare Il giardino dell'Erba Voglio, ma gli spazi vicini.

Il Progetto, intitolato Giochinerba, ha preso le mosse dal concorso Bambini protagonisti in citta' indetto dal Comune di Genova sulla base della Legge Turco N. 285/97 Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunita' per l'infanzia e l'adolescenza.

Come si puo' leggere nel documento presentato al concorso, gli obiettivi del Progetto erano stati definiti in relazione alle finalita' generali espresse dal bando di concorso e in relazione ad alcune considerazioni: oggigiorno i bambini dispongono di giocattoli molto sofisticati e in gran parte a destinazione individuale, molti di essi non conoscono quelli costruiti in modo semplice e artigianale dagli adulti che permettono uno sviluppo diverso della fantasia, della socializzazione e della ludicita'. Inoltre gli spazi aperti dedicati ai bambini sono sempre meno numerosi e spesso impraticabili in quanto pericolosi e non adeguatamente attrezzati. Gli spazi cosi' organizzati e pensati dagli adulti sono un concetto che si allontana dalla concezione infantile dell'atto di giocare e di osservare i cambiamenti del mondo, dell'ambiente in cui vivono, giocando e sperimentando.

Gli obiettivi del progetto, che sono principalmente quattro, sono stati descritti in termini di risultati attesi e delle procedure utili a realizzarli. Le 17 classi che sono state coinvolte appartenevano al grado della Scuola Primaria, questo per due ordini di motivi: il primo determinato dal poco tempo a disposizione per la socializzazione in ambito scolastico, il secondo determinato dalla considerazione che la minor frammentazione docenti-discipline della scuola primaria puo' dare piu' opportunita' agli studenti di partecipare alla realizzazione delle diverse fasi del progetto.

Il primo obiettivo individuato era quello di motivare e sostenere il corpo docente nelle fasi attuative del progetto attraverso l'impiego di due animatori che, organizzando degli incontri di interclasse preliminari, avrebbero approfondito le finalita' del concorso e le sue procedure di attuazione.

Da questi incontri sarebbero stati individuati gli insegnanti, uno per classe, che avrebbero costituito un gruppo che insieme agli animatori, sarebbe stato coinvolto in un percorso di formazione gestito da un coordinamento di enti del terzo settore con competenze pluriennali d'intervento educativo, culturale ed ambientalista.

Questo percorso formativo, articolato in un ciclo di incontri, prevedeva lezioni teoriche ed esercitazioni dei partecipanti che avrebbero consentito al gruppo l'acquisizione di tecniche di monitoraggio della pubblica opinione attraverso elementi di ricerca-azione, metodi e tecniche di brainstorming e  focus group[7]; metodi e tecniche di progettazione partecipata; elementi per l'ideazione e la conduzione di attivita' di gioco in ambiente naturale; elementi di comunicazione in eta' evolutiva; documentazione su esperienze nazionali ed internazionali di progettazione e riprogettazione urbanistica ispirati ai contenuti del concorso Bambini protagonisti in citta'.

Il secondo obiettivo si proponeva di ricercare quei luoghi nei quali potevano essere organizzate attivita' di scoperta, osservazione e contatto della natura, nonche' adatti ad attivita' ludiche.

A questo scopo il Progetto prevedeva delle uscite dedicate alla visita e alle esplorazione dei luoghi che i bambini avrebbero individuato.

Per permettere una migliore osservazione delle caratteristiche dell'ambiente, quali le dimensioni e le strutture esistenti, essi disponevano di griglie realizzate preliminarmente alle uscite.

L'obiettivo prevedeva che i luoghi che ogni classe avrebbe esplorato e osservato sarebbero stati individuati dai ragazzi attraverso le tecniche del brainstorming e del focus group.

I lavori di gruppo e l'ascolto dei genitori e dei nonni attraverso questionari realizzati in classe con l'aiuto degli insegnanti e degli animatori, avrebbero permesso la realizzazione di una lista di luoghi noti ai bambini.

Attraverso la circolazione e l'incrocio di queste liste fra le classi, si sarebbe potuta costruire una mappa di luoghi considerati dai bambini come luoghi per bambini.

Durante il lavoro preliminare alle uscite si sarebbero anche raccolte alcune proposte di gioco che i ragazzi ritenevano piu' idonee per ogni ambiente; a queste proposte sarebbero state affiancate quelle di insegnanti ed animatori.

La fase di ricognizione del territorio, che coinvolgeva direttamente i ragazzi guidati dagli insegnanti e dagli animatori, sarebbe servita oltre che per la raccolta delle informazioni attraverso le griglie, per sperimentare l'idoneita' dei luoghi  alle proposte di gioco e di altro genere pensate in classe.

Il terzo obiettivo prevedeva la rielaborazione e la discussione, in classe, delle informazioni ed esperienze raccolte e vissute durante le uscite.

Questo passaggio avrebbe permesso la realizzazione di schede che avrebbero contenuto l'indicazione degli elementi critici emersi dalle esplorazioni (ad esempio se le indicazioni necessarie a raggiungere il luogo erano scarse o poco chiare o addirittura assenti, etc.) e il materiale di documentazione raccolto.

Ogni classe avrebbe prodotto un certo numero di schede che riunite avrebbero permesso la realizzazione di una miniguida che sarebbe stata distribuita ai ragazzi della scuola che non avevano partecipato direttamente alle attivita'.

Fig. 3.9.1 Proposta per la  riprogettazione di un'area realizzata dagli alunni della scuola Montegrappa

Fig. 3.9.2 Proposta per la  riprogettazione di un'area realizzata dagli alunni della scuola A. Mameli

Fig. 3.9.3 Proposta per la  riprogettazione di un'area realizzata dagli alunni della scuola A. Mameli

Il quarto e ultimo obiettivo prevedeva di fare selezionare, dalle classi coinvolte nel progetto, alcuni tra i luoghi visitati e, con un lavoro condotto a livello di interclasse, di ripensarli per raccogliere spunti e suggestioni.

Come recita il Progetto <<le idee emerse nel corso di questa fase saranno sottoposte a un esame di realta'. Gli scenari prefigurati dai bambini verranno messi a confronto con l'effettiva praticabilita' (operativa, normativa, economica). In questa fase dell'attivita' potranno essere coinvolti professionisti esperti in grado di aiutare i ragazzi, gli insegnanti e gli animatori nell'attivita' di riprogettazione. Le competenze di animazione tecnico scientifica proprie di una delle organizzazioni proponenti il progetto consentiranno anche di realizzare simulazioni al computer dei piani di trasformazione.

Il processo di progettazione (dall'immagine alla realizzazione), l'insieme degli elementi di percorso (dallo sviluppo delle idee agli elaborati tecnici), il piano di fattibilita' economica potranno diventare il materiale per una pubblica esposizione, i luoghi eletti dai bambini e trasformati nel corso dell'attivita' di trasformazione dell'a area diverranno visibili e giudicabili pubblicamente.>> (Associazione Erba Voglio, 1999)

 

3.10 Percorsi didattici

Dallanno scolastico 2001/2002, l' Erba Voglio offre gratuitamente alle scuole del quartiere dei Percorsi didattici guidati da realizzare nell'area verde.

Queste visite guidate, concordate tramite mail o su appuntamento telefonico, vengono offerte ai diversi ordini di scuola.

Le proposte fatte dai volontari dell'Associazione, pero', non sono differenziate a seconda dei destinatari perche' e' loro parere che piu' che il contenuto conti molto il metodo di approccio e i livelli di approfondimento.

I volontari coinvolti in queste attivita' sono coloro che hanno esperienze educative, didattiche e naturalistiche.

I tempi, la metodologia e i contenuti delle visite vengono concordati con i singoli insegnanti in base alle loro finalita' didattiche.

Gli eventuali percorsi che si possono affrontare, come indicato nel documento dei percorsi didattici 2002, sono: <<

        Osservazione (con disegno e/o descrizione verbale) dell'aspetto delle foglie con particolare attenzione alla: forma, dimensioni, colore, consistenza, posizione sul ramo, etc.

        Osservazione (periodica?) della caduta e/o dello sviluppo delle foglie per confrontare:

-         tempi di sviluppo e/o di caduta;

-         comportamenti (anche rispetto ai rinnovi delle chiome) delle piante sempreverdi.

        Osservazione (periodica?) con disegno e/o descrizione dello sviluppo delle fioriture con particolare attenzione a:

-         tempi di fioritura

-         forma, colore, dimensione, assenza/presenza di profumo;

-         confronti tra specie appartenenti allo stesso genere;

-         Etc.

        Confronto descrittivo delle caratteristiche (similitudini e diversita') tra essenze appartenenti a:

-         specie ed aree geografiche diverse (con particolare riferimento alle essenze autonome e introdotte dallo stato selvatico contro le essenze importate e coltivate nei giardini)

-         specie diverse appartenenti allo stesso genere;

-         specie di aspetto somigliante, pur appartenendo a generi diversi.

        Approfondimento (con raccolta di informazioni da parte dei bambini presso parenti, nonni, libri a casa) su:

-         sinonimi anche dialettali con cui vengono nominate certe piante;

-         utilizzo alimentare;

-         utilizzo medicinale;

-         curiosita' e stranezze.

        Osservazione di altre presenze naturalistiche del giardino:

-         insetti, molluschi, piccoli uccelli, lucertole, Etc.

        Giochi di identificazione di piante a partire da stimoli pratici: foglie, fiori, frutti, Etc.

        Battitura e raccolta delle olive secondo il metodo tradizionale in vista della conoscenza del ciclo dell'olio

        Raccolta di frutti: nespole, uva fragola, corbezzoli, cachi, etc. e conoscenza dei diversi possibili usi alimentari.>> (Associazione Erba Voglio, 2002).

Fig. 3.10.1 Visita didattica

Gli strumenti utili per lo svolgimento di queste attivita' sono: il sito web, consultabile sia in fase di preparazione dei percorsi, a scuola, sia all'interno del giardino; le guide naturalistiche e, a richiesta, l'intervento di un conduttore appartenente all' Erba Voglio.

Alcune difficolta' che riguardano la realizzazione dei percorsi didattici sono legate alla disponibilita', intesa come fattore tempo, dei collaboratori permanenti e alle competenze dei Volontari del Servizio Civile.

Capitolo 4

4.1 Discussione e considerazioni

Come recita l'ultimo comma dell'articolo 118 della Costituzione della Repubblica Italiana: Stato, Regioni, Citta' metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attivita' di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarieta'[8].

Attraverso il movimento della cittadinanza attiva, che implica un rapporto non subalterno ma se mai di cooperazione che coinvolge i diversi attori coinvolti nei processi che riguardano i beni comuni (individui, Istituzioni private e Istituzioni pubbliche), i cittadini hanno la possibilita' di partecipare effettivamente alla vita pubblica e di influenzare le decisioni politiche, e, di conseguenza, di essere attori comprimari nella gestione dei problemi della vita quotidiana.

Grazie alla crescente consapevolezza del possibile ruolo del cittadino nei processi di costruzione delle scelte di una Amministrazione Pubblica riguardanti i beni comuni (ad esempio il verde pubblico, i servizi, ecc.), in Italia si giunti alla nascita del Movimento Federativo Democratico nel 1978 (che, dall'anno 2000, e' denominato Cittadinanzattiva) (AA.VV., 2004); la stessa consapevolezza, sviluppatasi nell'ambito e in conseguenza delle sempre piu' numerose esperienze locali che portavano cittadini di diversi luoghi d'Italia ad affrontare i numerosi ostacoli che si frappongono all'affermazione dell'attivismo civico, gli abitanti del quartiere di San Teodoro a Genova hanno potuto esprimere le loro idee riguardo alla destinazione di un'area a verde pubblico e proporre un piano alternativo a quello istituzionale che andasse realmente incontro alle esigenze degli abitanti della zona.

Cio' non toglie che ancora oggi la strada per la tutela dei diritti e la realizzazione di servizi e opere concretamente necessarie alla cittadinanza sia priva di ostacoli: tra i molti problemi che ancora affliggono questi processi, la lentezza burocratica e' uno degli esempi piu' pesanti, ma la coesione, la volonta' di collaborare, di chiarire le possibili divergenze e la costante informazione fra i gruppi di volontari e i cittadini in generale costituiscono uno degli strumenti piu' efficaci per tentare di superare gli ostacoli e permettere ai cittadini di rappresentare le esigenze sociali all'Amministrazione.

La battaglia a difesa dei propri diritti e delle necessita' dei singoli e della collettivita', per i residenti di questo quartiere, ha avuto inizio verso la fine degli anni Ottanta quando il movimento della cittadinanza attiva in Italia andava maturando e consolidandosi mentre a Genova poche erano ancora le esperienze nel campo della partecipazione civica.

Nell'esperienza vissuta dagli abitanti del quartiere di S. Teodoro si ritrovano alcuni degli strumenti appartenenti alla cultura della cittadinanza attiva, strumenti che sono stati utilizzati per promuovere e portare avanti il progetto alternativo di utilizzo dell'area verde.

Le manifestazioni pubbliche di opposizione alle scelte dell'Amministrazione e la raccolta di firme hanno permesso ai cittadini di sviluppare una prima consapevolezza della possibilita' di agire in prima persona nel processo di presa delle decisioni riguardanti un bene pubblico e della possibilita' di unirsi tra loro ed organizzarsi per opporsi alle proposte del Comune, aumentando la possibilita' di essere ascoltati.

La costante informazione e comunicazione sia fra i cittadini, sia fra essi e le Istituzioni, ha permesso inoltre la progettazione e la presentazione di un piano alternativo di destinazione dell'area che, oltre ad incontrare le esigenze degli abitanti del quartiere, ha meritato il consenso delle Istituzioni.

Tramite l'uso della mediazione e delle tecniche di gestione dei conflitti i cittadini riuniti in Comitato (e poi in Associazione) sono riusciti a non interrompere il dialogo interno e con le Istituzioni e a risolvere le controversie e le difficolta' che, nel tempo, sono emerse.

Con la firma della Convenzione, poi, l'Associazione ha creato un precedente amministrativo che puo' essere di aiuto a tutti coloro che si trovano nella stessa situazione.

Prima dell'esperienza dellErba Voglio, i circoli e le associazioni che usufruivano di locali o di spazi di proprieta' del Comune di Genova, garantendone l'uso ai soci ed alla cittadinanza in genere, pagavano un affitto simbolico per il loro utilizzo. Nel momento in cui e' nata l'Erba Voglio, non si poteva fare riferimento a locali (la piccola costruzione all'epoca presente nell'area, che e' ora destinata a piu' usi, era classificata come semplice baracca per gli attrezzi) che potessero essere dati in affitto ed inoltre, quando e' stato chiuso il cantiere di sistemazione dell'area, non erano ancora stati realizzati gli allacciamenti alle reti di distribuzione elettrica ed idrica e non si disponeva di servizi igienici connessi alla rete fognaria (tuttora mancanti): non era possibile quindi riferirsi all'area come ad un locale o a spazi attrezzati dati in uso con affitto simbolico. Inoltre, anche a cantiere aperto, la carenza di allacciamento alla rete idrica era supplita grazie all'allacciamento volante realizzato con una utenza privata sita nel palazzo ubicato a fianco dell'area, allacciamento di cui non e' piu' stato possibile approfittare anche a lavori ultimati costringendo i volontari a reperire un'altra fonte privata d'acqua fornita, con una tubatura volante (un normale tubo in gomma per annaffiatura dei giardini), dall'appartamento del Presidente dell'Associazione, anch'esso molto vicino all'area verde.

Pertanto nel momento della stipula della Convenzione, tra il 1996 e il 1997, il Comune, a causa della mancanza del locale e dei servizi indispensabili, non poteva chiedere il pagamento di un affitto.

Per questi motivi il Funzionario del Comune che ha seguito la pratica ha ottenuto dagli uffici comunali, con un certo coraggio e con una notevole dose di lungimiranza ed abilita' amministrativa, di non far pagare all'Associazione alcun affitto per l'utilizzo dello spazio, in quanto in esso si forniva solo un servizio senza ottenere in cambio alcun vantaggio per la stessa Associazione .

Man mano che l'iniziativa curata dai soci aveva successo ed apprezzamento e coinvolgeva una porzione della cittadinanza del quartiere sempre pi significativa, i soci dell'Associazione hanno potuto ottenere parte dei servizi fondamentali quali la fornitura di acqua e di luce.

Nel contesto di un processo di sperimentazione che il Comune di Genova aveva avviato dal 1999[9] sulla scia dei percorsi che, in Europa e nel mondo si ispiravano al concetto di Citta' educativa proposto dalla Municipalita' di Barcellona[10] (Spagna) per concretizzare nella gestione delle grandi e piccole citta' le crescenti istanze di partecipazione avanzate dalla cittadinanza, nel 2004 il Presidente dell'Associazione e il Funzionario comunale di riferimento per la pratica di affidamento dell'area (nel frattempo divenuto anche referente per l'Assessore all'Ambiente del Comune di Genova per i problemi connessi al crescente numero di richieste di adozione di aree a verde pubblico da parte dei cittadini) si sono nuovamente incontrati e su spinta di entrambi e dei soci dell'Erba Voglio, assieme a tutti i cittadini che nel frattempo si erano uniti nella richiesta di affido di aree comunali per il loro recupero a verde pubblico, e' stata progettata e stilata una nuova procedura amministrativa, successivamente adottata dal Comune di Genova come Delibera sull'affido delle aree verdi, che regolamenta l'intero settore, superando i problemi e le differenze interpretative che hanno caratterizzato tutte le esperienze nate tra il 1996 e il 2004 in conseguenza del modello proposta dall'Erba Voglio.

Con tale delibera, approvata dal Consiglio Comunale nell'agosto 2004, il Comune regolamenta l'affido di aree anche a negozianti, singoli cittadini o piccoli comitati, e si riferisce non solo a piccole aree, ma anche a giardini o parchi di medie o grandi dimensioni, ad aiuole e altri spazi, garantendo inoltre la possibilita' di reclamizzazione del soggetto affidatario.

Questi aspetti permettono di evidenziare l'importanza e la varieta' delle proposte e delle iniziative prese dai cittadini, che sentono in modo sempre piu' chiaro di fare parte integrante e attiva della societa' civile. Anche in presenza di una procedura ben definita i problemi di realizzazione dei vari progetti non sono comunque mancati; spesso le difficolta' incontrate sia da parte dei cittadini (variamente riuniti) che da parte dell'Amministrazione derivano dalla problematica convivenza tra una gran quantita' di norme, regole e procedure dell'Amministrazione Pubblica e le istanze legate ai bisogni della cittadinanza per il suo vivere quotidiano; altre difficolta' provengono, comunque, dal sempre presente pensiero di fondo che l'ambiente circostante non faccia parte del nostro patrimonio, non costituisca un vero e proprio bene di proprieta' di ciascuno di noi cittadini, e che il contributo delle singole persone, al di fuori di quelle ufficialmente preposte, non e' necessario per la tutela e la conservazione di tali beni.

Come si  e' visto in precedenza, nel corso degli anni lungo i quali si e' sviluppata lattivita' dell'Associazione i soci dell'Erba Voglio hanno dovuto affrontare difficolta' di vario genere: una fra queste e' stata la definizione di un orario di apertura e chiusura del giardino, che i collaboratori volontari hanno saputo mantenere sostanzialmente invariato per offrire un servizio puntuale agli altri cittadini utenti dell'area; agli inizi tale orario risultava pesantemente condizionato dall'assenza di un volontario messo a disposizione dai progetti di Servizio Civile a cui affidare il compito di aprire e chiudere i cancelli e veniva determinato essenzialmente dalla frequenza del pubblico nel giardino. Ancora oggi, comunque, l'orario di apertura e chiusura dell'area che i soci seguono non e' regolato da un sistema rigido ed e'il seguente: dalle 10,00 alle 17,30 in inverno e dalle 10,00 alle 19,00 durante la bella stagione e piu' precisamente a partire dall'entrata in vigore dell'ora legale.

Negli ultimi tempi, poi, i soci stanno constatando il sorgere di difficolta' legate ad un problema di fondo: l'aumento degli ospiti che frequentano il giardino, che in varie occasioni hanno superato le 600/800 persone che si alternano durante l'intera giornata, con picchi di 90 persone presenti contemporaneamente negli spazi del giardino che divengono addirittura 100-110 in caso di festeggiamenti di compleanni o simili occasioni. L'area infatti non e' cosi' ampia da poter sopportare un cosi' cospicuo numero di utenti. Il continuo incremento delle presenze giornaliere aumenta, infatti, il disordine e il numero di piante ed oggetti rovinati, crea un'usura degli arredi e delle aiuole senza dare alla natura il tempo necessario per rigenerarsi. Il rischio e' quello di vedere l'area trasformarsi ed assumere le caratteristiche comuni a molti giardini pubblici della citta' di Genova (e non solo di questa citta'): cioe' di vedere il giardino trasformarsi gradualmente in un area deteriorata, degradata e perdere cosi'  non solo il suo valore ludico e di svago ma perdere anche le sue caratteristiche di bene ambientale.

Partendo dal principio che i beni comuni appartengono a tutti e tutti ne sono responsabili, abituati inoltre a ricercare soluzioni che coinvolgano tutti gli interessati, i soci hanno adottato la comunicazione come principale strumento di gestione delle difficolta'. Il presidente dell'Associazione, quest'anno, durante il periodo estivo, ha proposto al Consiglio di creare un Notiziario, brevi stampati (a cui le diverse persone a vario titolo coinvolte nell'area verde possono aggiungere interventi personali) per fornire informazioni, stimolare la riflessione e migliorare, appunto, la comunicazione fra i soci e gli ospiti. Di seguito e' riportata, a titolo di  esempio, la prima uscita di tale strumento di comunicazione.

 

         

                                           Il Giardino dell Erba Voglio  

 

 

                                            

 

Via Ferrara 114/3 - 16127-GENOVA-Tel.010-232078 C.F. 95048620108             

E-mail: ge.erbavoglio@libero.it    Sito Web: http://digilander.libero.it/erbavoglio

                                                

 

NOTIZIARIO N 0

 

Ci hanno scritto:

 

 

A partire da oggi, utilizzeremo questo Notiziario per fornire informazioni, provocare riflessioni ed in generale comunicare con voi. Volendo potrete anche intervenire con testi vostri, purche' siano SINTETICI e BREVI.

 

 

Le biciclette

Siamo stati costretti a toglierle: alcuni episodi antipatici rischiavano di compromettere la buona convivenza. Lasceremo a disposizione solo quelle molto piccole, adatte per imparare.

 

Riflessione settembrina

(rivolta ai bambini ed anche agli adulti)

Molti ospiti pensano che i bastoncini, i bicchieri etc., distribuiti dalla macchina del caffe' buttati a terra  durante la giornata scompariranno magicamente nella notte successiva. Domanda: E' davvero cosi'?

 

Fig. 4.1 Numero zero del Notiziario

Con la sua pubblicazione che garantisce spazio per l'intervento di ognuno, sono venuti in particolare evidenza alcuni temi che riflettono il pensiero e le preoccupazioni di chi frequenta l'area. In  primo piano c la mancanza dei servizi igienici, un problema che si intensifica nella bella stagione quando il giardino e' piu' frequentato. Dall'apertura del giardino nell'anno 1997, come detto in precedenza, esso e' sprovvisto di servizi igienici la cui realizzazione e' fuori dalle capacita' economiche dell'Associazione e incontra grossi problemi per l'Amministrazione Comunale. I soci, attraverso il Notiziario, hanno potuto rendere noti a tutti i loro ripetuti sforzi e l'impegno nel cercare una soluzione; nel mese di giugno 2006 i volontari, sostenuti e incoraggiati dalla partecipazione di tutti gli utenti dell'area, hanno presentato, come si e' visto, un progetto da attuare, con la collaborazione economica della Fondazione Banca Carige. Tale progetto, pero', necessitava di essere integrato con le dovute considerazioni e specifiche da parte dalle strutture comunali che pero', dati i tempi burocratici sempre alquanto lunghi, hanno ritardato la presentazione della proposta all'ente finanziatore spostandola al Giugno 2007, quando purtroppo i fondi erano gia' stati attribuiti ad altri progetti ed esauriti. Il progetto sara' riproposto nel mese di Gennaio 2008.

Un'altra osservazione che e' stata fatta presente da diversi utenti ai soci attraverso il foglio di comunicazione riguarda la sabbiera. Negli ultimi tempi, infatti, molti genitori di bambini che frequentano il Giardino sono preoccupati per la salute dei loro bambini in quanto credono che la sabbiera possa essere veicolo di malattie e di poca igiene in quanto poco protetta ed isolata da inquinamenti da parte di animali o altre fonti. A questa segnalazione i soci, dopo avere valutato se la preoccupazione poteva essere fondata, hanno riposto, sempre attraverso l'organo di comunicazione (il cui uso era ormai consolidato) rendendo note le dichiarazioni effettuate da alcuni pediatri, opportunamente intervistati, circa le paure derivanti da un eccesso di igiene. Come sostiene anche Mara Manetti (Manetti, 1980), quella riguardante l'igiene e' una delle paure sostanziali che gli adulti provano nei confronti dei bambini; queste fobie li portano a pianificare le esperienze di gioco dei propri figli tentando di eliminare in ogni modo eventuali ostacoli alle loro esigenze igieniche, anche, per esempio, attraverso l'eliminazione di un importante strumento ludico, di esperienza sensoriale e di socializzazione quale una sabbiera. In questo modo i bambini non vengono certo incoraggiati a vivere esperienze di esplorazione e manipolazione degli elementi naturali tanto importanti per lo sviluppo della loro autonomia.

I soci raccolgono i suggerimenti dati dal pubblico attraverso il Notiziario, ma, in quanto responsabili della manutenzione e gestione dell'area, prendono le conseguenti decisioni in base ai bisogni e al benessere di tutti. Se le proposte presentate non danneggiano alcuno, considerato giusto che chi e' interessato possa usufruirne, anche se e' una minoranza tra i frequentatori del Giardino e purche' la decisione non vada a ridurre i benefici per gli altri utenti.

La sabbiera, quindi, viene periodicamente controllata e rastrellata, e' stata recintata e provvista di un cancelletto che viene tenuto sempre chiuso per impedire l'ingresso a eventuali animali o a persone che possono sporcarla con rifiuti ed inquinarla con usi non consoni. Essa e' una proposta valida non solo per valorizzare lo sviluppo di giochi poveri di tecnologia, fa parte di quelle proposte didatticamente importanti che anche la scuola utilizza perche' permette lo sviluppo e il consolidamento della manipolazione, della fantasia, della conoscenza della diversita' dei materiali e del loro comportamento (Ritscher, 2002; Cirlini, Davoli; Fantini, Pedrazzoli, 2007).

Storicamente il "Gioco della sabbia" non e' nato come gioco ma come  "Gioco del mondo", tecnica utilizzata dalla pediatra inglese Margaret Lowenfeld dopo la Prima Guerra Mondiale nella ricerca di uno strumento psicologico capace di offrire al bambino una possibilita' di espressione del proprio mondo[11]. In seguito il Gioco della Sabbia, come metodo terapeutico, e' stato messo a punto da Dora Kalff, (allieva di Carl Gustav Jung) che sosteneva l'importanza terapeutica del gioco per capire e guarire la psiche sofferente (Cicerone, 2007).

Un'osservazione importante che deriva da quanto visto fino a qui che e' alla base dell'azione di un cittadino che si impegni in prima persona per il bene comune, a motivare il desiderio del mantenimento dei risultati raggiunti con tali azioni, e allo sviluppo dell'attenzione verso la continua evoluzione del processo di cittadinanza attiva intrapreso, risulta fondamentale la disponibilita' del singolo (e a titolo di volontariato) ad impegnarsi nell'azione in un modo il meno discontinuo possibile nel tempo, ma altrettanto fondamentale e' anche la partecipazione attiva delle persone che sono indirettamente coinvolte in quanto utenti del servizio reso (ad es. la messa a disposizione di un'area recuperata) o beneficiari della scelta operata (ad esempio la ristrutturazione di un edificio o la nuova destinazione di un luogo di pubblica utilita', l'istituzione di un servizio civico ecc.) perche', con il loro contributo, possono facilitare ed integrare l'opera dei volontari

 

4.2 L'importanza della natura

Dopo una sfrenata e spesso insensata rincorsa al progresso tecnologico, alla comodita', alla modernita' che si e' tradotta spesso e per una grande maggioranza di soggetti nella edificazione di grandi citta', ricche di costruzioni e invenzioni molto spesso lontane dalla natura e prive di significati per chi vi abita, si sta riscoprendo il bisogno e il ruolo fondamentale che il verde ha per noi.

L'energia che la natura da', e dalla quale noi deriviamo, e' vitale per il nostro benessere ed equilibrio. Vivendo in citta' sempre piu' piene di cemento e asfalto, sempre piu' grigie e caotiche, ci rendiamo conto che il verde, la natura che credevamo di poter assoggettare per un nostro sviluppo sempre piu' spinto in avanti, che pensavamo non avesse un rapporto diretto con noi stessi, non facesse parte di noi e quindi ci siamo illusi di poterne usufruire a piacimento e senza limiti, e' invece la componente che ci e' necessaria per ritrovare momenti di calma, per riscoprire il contatto con noi stessi, per rigenerarci oltre ad essere una fonte limitata di risorse vitali.

Da qualche anno l'uomo occidentale ha rivolto la sua attenzione alla cultura orientale, quella cultura che concepisce, a differenza della nostra, l'uomo in unione con la natura, che individua il fondamento dell'esistenza nell'interdipendenza delle forme viventi e nell'equilibrio fra esse.

Le relazioni di interdipendenza fra tutte le forme viventi alla base della vita sul nostro pianeta, ma l'uomo non ne tiene piu' conto.

Il pensiero occidentale infatti ha sviluppato un processo di separazione sia fisica che mentale fra l'uomo e la natura associando quest'ultima a un bene di consumo (Camino, 2004, pp. 47-54). Su questa base gli uomini in quanto cittadini sono stati portati a concepire il senso di separazione, di estraneita', di non responsabilita', non solo nei riguardi della natura ma anche dei beni comuni: quegli oggetti che nelle citta' sono messi a disposizione di tutti i cittadini e che da essi vengono considerati come  proprieta' estranee, di cui non vi e' responsabilita' per i danni che vi si possono provocare.

 

4.3 Uno spazio in cui ritrovarsi e scoprire

I cittadini del quartiere di S. Teodoro a Genova che, in quanto volontari, si sono interessati ad attuare nel concreto il progetto alternativo alla trasformazione di un'area a verde e dismessa in un parcheggio, hanno risposto al bisogno di un luogo che permettesse loro di poter recuperare il contatto diretto con la natura, di un punto di ritrovo e di aggregazione per le famiglie e soprattutto di un posto a misura di bambino all'interno di un quartiere in cui non esistono molte realta' di questo genere.

Infatti nelle citta' moderne gli spazi a disposizione non sono adeguati alla presenza ed all'uso da parte di bambini oppure sono troppo strutturati perche' i piccoli ospiti possano viverli adeguatamente, fare esperienze non solo a contatto con la natura ma anche con giochi che li coinvolgano fisicamente ed emotivamente, che sviluppino la fantasia, la capacita' di stare insieme, di interagire, di cooperare, di confrontarsi con i compagni di gioco.

Sempre piu' spesso si dimentica che il gioco e' un'attivita' ludica con la quale il bambino, ma non solo lui, si puo' sfogare e puo' stare insieme a persone di tutte le eta' e le tradizioni. E' un momento ricreativo, un momento di rigenerazione delle energie, ha effetti emotivi positivi, divertimento, spontaneita' perche' in esso ci si impegna volontariamente (Bianchi, Di Giovanni, 2002), svago.

Tutti giocano: bambini, adulti e animali, perche'  e'un bisogno primordiale, la ludicita'  e' un atteggiamento che vale per qualsiasi eta' ed assume grandi valenze formative.

In tutte le culture del mondo esiste il gioco come mezzo di svago ma anche di insegnamento; infatti Avalle e Maranzana affermano: le testimonianze che ci vengono dai popoli privi di scrittura dimostrano che nelle societa' in cui manca l'organizzazione scolastica l'educazione viene impartita in primo luogo dalla famiglia, ma anche attraverso il gioco e l'imitazione generalizzata degli adulti (Avalle, Maranzana, 1998, p.11).

Il gioco quindi e' un momento di comunicazione, stimola l'apprendimento, e' scoperta ma anche evasione dalla realta'; da' soddisfazione e benessere mentre sviluppa capacita' non ancora  consolidate (Peirone, Loria Barone, 2006). Esso puo' essere sia personale che di gruppo: il primo, che vede il bambino in azione da solo, stimola la fantasia, il secondo sviluppa maggiormente la socializzazione e permette al soggetto di conoscersi meglio (nei limiti e nelle potenzialita') nelle competizioni che ne possono scaturire. Attraverso il gioco si imparano la solidarieta' e la complicita', si impara a stare e a rapportarsi con gli altri e con se stessi. E' anche un momento di invenzione, allegria ed esplorazione in cui si realizza uno scambio di emozioni e una condivisione (Peirone, Loria Barone, 2006).

Ma nel mondo contemporaneo l'aspetto fondamentale della ludicita' non viene piu' espresso dall'uomo adulto, che trasforma il gioco in qualcosa di serio dove e' sempre presente la competizione, anche quando si gioca da soli.

Il concetto di gioco che l'uomo contemporaneo esprime percio' e'  cambiato e lo si puo' notare anche nella modalita' di gioco dei bambini e nei giochi che vengono loro proposti.

Gli spazi dove i bambini possono dedicarsi all'esplorazione, allo svago, sono sempre meno e spesso non sono attrezzati in modo adeguato alle esigenze dell'utenza, i giochi di gruppo sono sempre piu' rari e la stessa concezione del gioco risulta molto tipologizzata. E' per questo che e' importante fare riscoprire la ludicita', questa modalita' di comportamento che fa parte della vita, questo fattore presente nello sviluppo di molteplici espressioni culturali dell'uomo che lo aiuta a rapportarsi con gli altri e che rende formativo il gioco.

E' quindi stato molto significativo che gli abitanti del quartiere di S. Teodoro, pur non essendo per la maggior parte teorici della pedagogia o della psicologia, abbiano sentito la necessita' di ritrovare questo aspetto fondamentale del vivere e del crescere. Che abbiano voluto dare questa occasione ai loro figli e ai bambini del luogo in generale. Ritengo importante sottolineare che i volontari che si sono battuti per la realizzazione del Giardino dell'Erba Voglio si sono dimostrati sempre molto attenti e vicini a questa concezione. Attraverso il loro impegno, e quello dei soci sostenitori dell'Associazione, si ha oggi una piccola area dove i bambini possono giocare in modo libero, partecipare a giochi di gruppo in cui la tecnologia avanzata non ha un ruolo dominante, scoprire o ritrovare, anche assieme agli adulti che li accompagnano, aspetti della natura che in citta' sono diventati poco visibili o addirittura non piu' osservabili e sviluppare spontaneamente un dialogo intergenerazionale.

Con la partecipazione di collaboratori e ragazzi che prestano servizio annuale, i volontari offrono ai bambini, ed in particolare agli alunni delle scuole dell'infanzia e primaria, l'opportunita' di osservare la natura: animali, piante, fiori che sono rari da vedere in citta' e a cui non si presta piu' attenzione.

Sempre piu' spesso i bambini che vivono in citta' non hanno la possibilita' di raccogliere frutta dalle piante, di vedere e toccare da vicino gli animali, di passare alcune ora nei prati, di raccogliere fiori, di osservare gli insetti, etc. Infatti oggi, nelle nazioni industrializzate, l'avvicendarsi delle stagioni ha un impatto di gran lunga minore sulla vita degli esseri umani. Al supermercato non c'e'  primavera , ne' estate, autunno o inverno []. Nel mondo sviluppato, le implicazioni fisiche dei cicli annuali che un tempo dominavano lo sviluppo della cultura e dell'agricoltura si sono molto attenuate(Foster, Kreitzman, 2007, p. 169).

 Molti di loro, infatti, non hanno piu' la conoscenza pratica dei passaggi e dell'evoluzione della natura nonche' la conoscenza di processi tramite i quali si producono gli alimenti che utilizziamo quotidianamente nelle nostre case.

I collaboratori permanenti dell'Erba Voglio hanno quindi inteso offrire ai bambini anche un'opportunita' didattico pedagogica, oltre che un ambiente a contatto con la natura nel quale sperimentare, giocare e passare il tempo libero.

In un'intervista, la maestra Maria Grazia della scuola dell'infanzia Garibaldi (una delle scuole che frequentano regolarmente il Giardino) alla domanda inerente alla valutazione del giardino dell'Erba Voglio come strumento didattico nelle scuole risponde: Il Giardino e' un ambiente dove i bambini vanno a giocare dopo la scuola ed i genitori sono tranquilli perche' e' un ambiente protetto. Attraverso il Giardino si ha continuita' con la famiglia che puo' aiutare le maestre nello svolgimento di attivita' didattiche facendo notare la piante, i fiori o gli animali di cui si parla in classe. un luogo dove, sia con la famiglia che con le maestre, si fa ricerca e si impara il nome delle piante e il rispetto degli altri e dell'ambiente. Infatti giocando si impara ad interagire e a relazionarsi con i pari, si impara che l'ambiente in cui si vive va trattato con rispetto e che ha bisogno della nostra cura per essere mantenuto pulito e in ordine per riguardo della natura e delle altre persone.

E' importante infatti che i bambini possano imparare l'importanza della relazione tra noi e la realta' nella quale siamo immersi.

Gli insegnanti dovrebbero trasmettere la consapevolezza che il modo di concepire il mondo influenza i nostri atteggiamenti e le nostre azioni e quindi che noi uomini determiniamo gli squilibri oppure valorizziamo le relazioni di interdipendenza. Dovrebbero trasmettere l'idea che il sapere e' l'espressione e il confronto di tante idee ognuna rispettabile e degna di ascolto (Camino, 2004, pp.47-54) nella propria diversita', perche' il mondo, la natura, e' molteplicita' che riconduce all'armonia.

L'Associazione Erba Voglio, attraverso la realizzazione di progetti quali Giochinerba, poi, sottolinea l'importanza di progetti che perseguono la realizzazione di azioni positive per la promozione dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, per l'esercizio dei diritti civili fondamentali, per il miglioramento della fruizione dell'ambiente urbano e naturale da parte dei minori, per lo sviluppo del benessere e della qualita' della vita dei minori, per la valorizzazione, nel rispetto di ogni diversita', delle caratteristiche di genere, culturali ed etniche [] che possono essere perseguite attraverso misure volte a promuovere la partecipazione dei bambini e degli adolescenti alla vita della comunita' locale, anche amministrativa[12].

Da cio' si evince l'importanza della cooperazione bambini adulti per formulare idee di rinnovamento culturale che vanno a riorganizzare le relazioni, gli ambienti di vita e gli spazi delle citta' in maniera piu' armoniosa per tutti i cittadini (Lamedica, 2003, p.12).

La progettazione partecipata, che nel Giardino dell'Erba Voglio ha visto una realizzazione concreta e fruttuosa, non dovrebbe pero' limitarsi al solo recupero e risistemazione di aree verdi destinate al gioco, ma dovrebbe essere rivolta a tutti gli aspetti della citta' contemporanea perche' quest'ultima, oggi, priva i bambini e gli adulti di molti diritti ed esperienze (Hart, 1992). Essa infatti e' sempre meno sicura, e' sempre piu' inquinata; i bambini non possono piu' godere del diritto di uscire da soli per andare a giocare vicino casa con gli amici, gli adulti hanno sempre meno la possibilita' di relazionarsi e per tutti e' sempre piu' difficile socializzare ed avere uno scambio intergenerazionale (Lamedica, 2003).

Attraverso l'insieme di piccole esperienze come quella dell'Erba Voglio si osserva che e' possibile trasformare gli spazi delle citta' e che, attraverso l'impegno, e' possibile modificare l'atteggiamento e il modo di pensare derivante dalla nostra cultura. La partecipazione e il coinvolgimento in queste realta' permette di responsabilizzare i cittadini e far sentire loro che l'ambiente circostante e' un bene personale da rispettare e valorizzare.

In conclusione, attraverso il modello della cittadinanza attiva, i volontari dell'Erba Voglio e gli abitanti del quartiere hanno dato e danno un esempio di lotta, di cooperazione, di costanza e di tenacia, proponendo, nel concreto, attivita' che avvicinano ed educano all'importanza della natura come bene comune e parte integrante ed inscindibile della nostra esistenza, al rispetto verso i beni comuni e verso l'altro, alla socializzazione e alla collaborazione nel vivere quotidiano.

 

4.4 Gli ospiti del giardino in numeri[13]

Il numero di persone che frequenta abitualmente il giardino subisce significative variazioni fra il periodo invernale (da Novembre a Febbraio) e il periodo estivo (da Marzo ad Ottobre). Durante il periodo estivo le presenze aumentano perche', oltre alla maggior affluenza favorita dal clima mite, si aggiungono i festeggiamenti dei compleanni.

Nei primi anni di attivita' venivano festeggiati dai 20 ai 30 compleanni che sono diventati, nel tempo, 75-85 per stagione. Fino al 2004 era possibile festeggiare in contemporanea due compleanni: uno al riparo della tettoia antistante la baracca e l'altro sotto il gazebo. Nel 2005, nonostante si sia resa necessaria da parte dei soci l'imposizione di limitare ad una festa di compleanno al giorno per motivi di sicurezza e di agibilita', l'aumento del numero di feste e' proseguito fino ad arrivare a 85 compleanni contro i 65 del 2004.

Nei primi anni non sono stati eseguiti conteggi sistematici delle presenze nel Giardino, ma, da stime saltuarie, la media giornaliera nel periodo estivo si aggirava intorno alle 50/60 persone.

Nell'anno 2000, come gia' e' stato detto, stato fatto il primo censimento (i cui risultati sono riportati anche sul sito web dell'Associazione) che ha rilevato i dati sulla frequenza dei nuclei familiari. I nuclei censiti sono stati 150 per un totale di 551 persone di cui 151 bambini dai 0 ai 5 anni. A seguito di questo primo censimento sono stati fatti conteggi regolari tra l'anno 2000 e l'anno 2004;  nella fascia oraria tra le 17 e le 18 la media estiva di presenze contemporanee stata di circa 80/90 persone che arrivavano a 100/110 nei giorni di compleanno.

Nel 2004 stato ripetuto il censimento, non pubblicato, in cui si nota che i nuclei frequentanti l'area sono circa 165 per un totale di 800 persone.

A partire dall'anno 2006 sono stati fatti conteggi sia al mattino che al pomeriggio.  Nel periodo invernale, da Febbraio a Marzo, si sono potute rilevare da 50 a 70 presenze complessive sia al mattino che al pomeriggio. Da fine Marzo ad Ottobre, invece, le presenze complessive al mattino variavano da 70 a 100, mentre nel pomeriggio, tra le ore 17 e le ore 18, il numero di persone none'  mai stato inferiore a 100, con punte di 150 durante i giorni in cui si sono svolte le feste di compleanno.

 

Ringraziamenti

Voglio ringraziare la mia famiglia, che mi ha sempre sostenuta e incoraggiata, sia durante la scelta del mio percorso di studi sia durante il cammino intrapreso; insieme a lei voglio ringraziare gli zii Claudia e Giorgio che sono sempre stati disponibili ad aiutarmi e a consigliarmi, nonche' il cugino Matteo, con il quale ho condiviso un pezzo di strada, grazie!

Un grazie particolare rivolto ad una persona speciale, Matteo, che anche  quando siamo a parecchi chilometri di distanza, mi e' vicino, mi consiglia e mi sprona, continua cosi' e non stancarti di farlo, supereroe!!

Un caloroso ringraziamento al professor Matricardi e al signor Barletta che, con pazienza e grande disponibilita', mi hanno aiutata ed incoraggiata nella realizzazione del lavoro, nonche' alla professoressa Varani per la sua revisione critica, grazie!

Grazie a Vero e Roberta che sono state disponibili e pazienti nel rispondere ai miei dubbi; a Raffa, ad Ali e Fra e a tutti coloro, amici lontani e vicini, che in questi anni mi sono stati accanto, che mi hanno dato supporto morale, che hanno condiviso l'avventura con me, che mi hanno consigliata e soprattutto sopportata, grazie!!!

 

Grazie a tutti!!!

 

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[1] Convenzione tra il Consiglio di Circoscrizione di San Teodoro e l'associazione Erba Voglio per l'apertura e la chiusura nonche' la cura e la manutenzione del giardino sito tra i civv. 114 e 114 A di via Ferrara, 1997

[2] Fonte foto: http://digilander.libero.it/erbavoglio e archivio Erba Voglio

 

[3] http://www.volontariatoinrete.it

 

[4] http://www. urp.comune.bologna.it, Il ruolo della partecipazione.

[5] it.wikipedia.org

[7] Brainstorming: tecnica di creativita' di gruppo utilizzata per far emergere idee volte alla risoluzione di un problema, per trovare sistemi per migliorare i processi di produzione, per generare condivisione e discussione di idee. Focus group: metodo di ricerca che riunisce un gruppo di persone per discutere, in modo non strutturato e con flusso libero di idee, riguardo all'atteggiamento personale nei confronti di alcuni prodotti, alcuni concetti o su delle idee.

[8] Costituzione della Repubblica Italiana , 1948,  parte seconda Titolo V Le regioni, le province, i comuni, Art. 118, ultimo comma (articolo cosi' sostituito dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, art. 4).

[9] Per una documentazione esaustiva si rimanda al sito del Comune di Genova, in particolare: http://www.comune.genova.it/portal/template/viewTemplate?templateId=ymghztjsr2_layout_72jttzjsrk.psml

[10] Per informazioni sui percorsi di citta' educative nel mondo si veda il sito dell'International Association of Educative Cities (IAEC) http://w10.bcn.es/APPS/eduportal/pubPortadaAc.do

[11] Lowenfeld, M. The World Pictures of Children, in British Journal of Medical Psychology, 18, 1939, in Il "Gioco della sabbia" di Paolo Aite e Livia Crozzoli, www.psychomedia.it (pubblicato in "Trattato di Psicologia Analitica" diretto da A. Carotenuto, Torino, UTET, 1992)

[12] Legge 28 agosto 1997, n. 285 Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunita' per l'infanzia e l'adolescenza. Art. 3 comma 1, lettera d); Art. 7 comma 1, lettera c)

[13] Fonte: Barletta Agostino